PERCHÈ ABBIAMO BISOGNO DI TESTIMONIAL?

Siamo forse diventati un oggetto da promuovere? Un paio di scarpe che aiutano a camminare meglio lungo i percorsi sconnessi delle strade di campagna?
La Chiesa Cattolica è nata dalla testimonianza di chi ha incontrato Cristo e si è sentito chiamato ad annunciare al mondo la salvezza!
Oggi fatichiamo a credere di essere persone importanti senza ricoprire un ruolo riconosciuto nella società o all’interno della Chiesa.
Così i catechisti dovranno diventare “ministeri istituiti”, i “lettori” o “accoliti” rischiano di essere dei doni attribuiti a chi serve la liturgia, quasi come i leoni d’oro alla carriera per un attore che si è speso nella diffusione del patrimonio culturale che il cinema racchiude.
La teologia cattolica però recita che ogni battezzato è "capax Dei", capace di conoscere Dio e di accogliere il dono che Egli fa di se stesso. Creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr Gen 1,26), è in grado di vivere una relazione personale con Dio e di rispondere con l'obbedienza d'amore all’alleanza propostagli dal suo Creatore.
Ma ancora oggi restiamo abbagliati da un calciatore che entra in una chiesa e fa un post che richiama alla spiritualità, o da un'attrice che, vestita da sposa, vende le sue fotografie ai vari rotocalchi per far sì che il momento più intimo e pubblico della sua vita privata diventi patrimonio di altri.
Non riesco davvero a tollerare questa modalità di vivere la testimonianza cristiana. 
Noi sacerdoti poi, stanchi per le poche realtà di conversione o di testimonianza attiva all’interno delle nostre realtà invecchiate e legate al territorio attraverso i numeri civici di un determinato viale, sfruttiamo articoli o post sui social di questi fantomatici "testimonial" cristiani, quasi a voler far vedere al mondo che Gesù continua a chiamare a sé i molti.
Concentriamoci maggiormente ai tanti, troppi momenti in cui la Parola di Dio riesce a farci sobbalzare dicendo: “è rivolta proprio a me?”.
Controlliamo ogni giorno il termometro delle nostre relazioni e se restano delle sole comunicazioni di servizio, chiediamo, a noi e alle persone che ci circondano, più vita! E’ nella relazione che diventa ascolto del cuore e necessità di mettere in gioco la propria esperienza di vita col prossimo che si annida quel sogno di Dio per l’umanità: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.
Ritagliamoci momenti di reale cura di noi stessi. Andiamo nelle SPA o dalle estetiste per migliorare il nostro aspetto, ricerchiamo qualche momento quotidiano di silenzio e di reale preghiera per ringiovanire la nostra anima e coltivare una spiritualità che dal quotidiano “estrae cose nuove e cose antiche.”

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