ESSERE PRETE puntata 3
Se avete avuto pazienza nel leggere le scorse riflessioni, penso sia necessario fare un passo avanti.
Come scoprire la chiamata di Dio a servirlo nella comunità parrocchiale come presbitero?
Questo contributo non è di certo scevro da letture di docenti o sacerdoti e religiose impegnate nella pastorale vocazionale, ma è parte della mia esperienza personale e vuole suggerire alcune piste di riflessione.
Si parla troppo genericamente della vocazione sacerdotale o si sentono affermazioni che non hanno nulla a che vedere con questa vocazione. Tanti giovani si sono allontanati dalla messa domenicale e, per questo, non solo non vedono il sacerdote, ma, purtroppo, sentono tante voci pronunciarsi sulla contro-testimonianza di questo, sia quando corrisponde alla realtà sia quando è infondata.
Se nella pastorale ordinaria della parrocchia il sacerdote viene visto come una figura distante dalla vita dei ragazzi, allora risulta quasi impossibile far vedere loro la testimonianza gioiosa di un prete.
Ai bambini sembrerà un mestiere e non una missione e le famiglie rischieranno di rincarare la dose, forse con qualche battuta che anche io ho sentito quando vivevo in famiglia.
È necessario impostare la vita della parrocchia in chiave vocazionale.
“I Vangeli presentano la vocazione come un meraviglioso incontro d’amore tra Dio e l’uomo. È questo il mistero della chiamata, mistero che coinvolge la vita di ogni cristiano, ma che si manifesta con maggiore evidenza in coloro che Cristo invita a lasciare tutto per seguirlo più da vicino. Cristo ha sempre scelto alcune persone per collaborare in maniera più diretta con lui alla realizzazione del disegno salvifico del Padre.
Gesù, prima di chiamare i discepoli ad un particolare compito, li invita a lasciare da parte tutto, per vivere in profonda comunione con Lui, anzi per "stare" con Lui (Mc 3,14).
Anche oggi il Signore Risorto chiama i futuri presbiteri per trasformarli in veri annunciatori e testimoni della sua presenza salvifica nel mondo.” (Orientamenti pastorali per la promozione delle vocazioni al ministero sacerdotale, Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali, 2012)
Siamo tutti chiamati: crediamo che il nostro incontro con Gesù sia solo legato alla consuetudine dei sacramenti o ad obblighi familiari, invece quando accogliamo la chiamata di Dio ad essere cristiani non abbiamo dubbi: Lui ci ha voluti e ci ama fino a donare se stesso per noi.
Nella pastorale ordinaria occorre inserire momenti di incontro con la Parola di Dio, rileggendo le provocazioni che il Signore ci offre ponendo delle domande sul senso della vita.
È Dio che chiama, ma è anche vero che, tra le tante immagini e i tanti suoni che travolgono la vita di un giovane, bisogna suggerire momenti controcorrente, troppe volte difficili da accogliere. Conquistare momenti di silenzio, spazi di oasi al di fuori delle nostre vite frenetiche. Farsi aiutare ad accogliere il silenzio proposto attraverso percorsi che aiutino il giovane ad entrare in se stesso e dare risposta a domande su come spendere la propria esistenza.
Anche un’esperienza di volontariato o di carità verso gli anziani e i poveri può favorire il senso di missione che è propria della vocazione sacerdotale.
Come sacerdote mi sento interpellato a non mostrare solo le fatiche del mio vivere, ma a coinvolgere i ragazzi che frequentano la parrocchia nelle gioie e nei fallimenti della mia missione in mezzo a loro.
“La testimonianza di comunità cristiane, che sappiano rendere ragione della fede, diventa in questi nostri tempi ancor più necessaria affinché i cristiani, impegnati a seguire Cristo, possano trasmettere il suo amore. La comunione dei credenti in Cristo dispone a ricevere la chiamata del Signore che invita alla consacrazione ed alla missione.
I ritiri e gli esercizi spirituali vocazionali, organizzati per i giovani, hanno una importanza notevole per consentire loro di vivere l'esperienza del silenzio, della preghiera prolungata e del confronto con la Parola di Dio. Essi possono costituire momenti singolari di riflessione sul progetto di vita, come scoperta personale della propria chiamata vocazionale.” (Orientamenti pastorali per la promozione delle vocazioni al ministero sacerdotale, Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali, 2012)
Come scoprire la chiamata di Dio a servirlo nella comunità parrocchiale come presbitero?
Questo contributo non è di certo scevro da letture di docenti o sacerdoti e religiose impegnate nella pastorale vocazionale, ma è parte della mia esperienza personale e vuole suggerire alcune piste di riflessione.
Si parla troppo genericamente della vocazione sacerdotale o si sentono affermazioni che non hanno nulla a che vedere con questa vocazione. Tanti giovani si sono allontanati dalla messa domenicale e, per questo, non solo non vedono il sacerdote, ma, purtroppo, sentono tante voci pronunciarsi sulla contro-testimonianza di questo, sia quando corrisponde alla realtà sia quando è infondata.
Se nella pastorale ordinaria della parrocchia il sacerdote viene visto come una figura distante dalla vita dei ragazzi, allora risulta quasi impossibile far vedere loro la testimonianza gioiosa di un prete.
Ai bambini sembrerà un mestiere e non una missione e le famiglie rischieranno di rincarare la dose, forse con qualche battuta che anche io ho sentito quando vivevo in famiglia.
È necessario impostare la vita della parrocchia in chiave vocazionale.
“I Vangeli presentano la vocazione come un meraviglioso incontro d’amore tra Dio e l’uomo. È questo il mistero della chiamata, mistero che coinvolge la vita di ogni cristiano, ma che si manifesta con maggiore evidenza in coloro che Cristo invita a lasciare tutto per seguirlo più da vicino. Cristo ha sempre scelto alcune persone per collaborare in maniera più diretta con lui alla realizzazione del disegno salvifico del Padre.
Gesù, prima di chiamare i discepoli ad un particolare compito, li invita a lasciare da parte tutto, per vivere in profonda comunione con Lui, anzi per "stare" con Lui (Mc 3,14).
Anche oggi il Signore Risorto chiama i futuri presbiteri per trasformarli in veri annunciatori e testimoni della sua presenza salvifica nel mondo.” (Orientamenti pastorali per la promozione delle vocazioni al ministero sacerdotale, Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali, 2012)
Siamo tutti chiamati: crediamo che il nostro incontro con Gesù sia solo legato alla consuetudine dei sacramenti o ad obblighi familiari, invece quando accogliamo la chiamata di Dio ad essere cristiani non abbiamo dubbi: Lui ci ha voluti e ci ama fino a donare se stesso per noi.
Nella pastorale ordinaria occorre inserire momenti di incontro con la Parola di Dio, rileggendo le provocazioni che il Signore ci offre ponendo delle domande sul senso della vita.
È Dio che chiama, ma è anche vero che, tra le tante immagini e i tanti suoni che travolgono la vita di un giovane, bisogna suggerire momenti controcorrente, troppe volte difficili da accogliere. Conquistare momenti di silenzio, spazi di oasi al di fuori delle nostre vite frenetiche. Farsi aiutare ad accogliere il silenzio proposto attraverso percorsi che aiutino il giovane ad entrare in se stesso e dare risposta a domande su come spendere la propria esistenza.
Anche un’esperienza di volontariato o di carità verso gli anziani e i poveri può favorire il senso di missione che è propria della vocazione sacerdotale.
Come sacerdote mi sento interpellato a non mostrare solo le fatiche del mio vivere, ma a coinvolgere i ragazzi che frequentano la parrocchia nelle gioie e nei fallimenti della mia missione in mezzo a loro.
“La testimonianza di comunità cristiane, che sappiano rendere ragione della fede, diventa in questi nostri tempi ancor più necessaria affinché i cristiani, impegnati a seguire Cristo, possano trasmettere il suo amore. La comunione dei credenti in Cristo dispone a ricevere la chiamata del Signore che invita alla consacrazione ed alla missione.
I ritiri e gli esercizi spirituali vocazionali, organizzati per i giovani, hanno una importanza notevole per consentire loro di vivere l'esperienza del silenzio, della preghiera prolungata e del confronto con la Parola di Dio. Essi possono costituire momenti singolari di riflessione sul progetto di vita, come scoperta personale della propria chiamata vocazionale.” (Orientamenti pastorali per la promozione delle vocazioni al ministero sacerdotale, Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali, 2012)



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