T'ABITUI
Quando ero in seminario, ad una delle mie tante lamentele, legate ad atteggiamenti che non comprendevo o a prese di posizione da parte di altri seminaristi che come me stavano vivendo gli anni di formazione, mi sono sentito ripetere più volte: “T’abitui”.
Non ho mai accettato il tono ed il modo in cui mi veniva posta questa provocazione e ora che sono sacerdote e vivo le contraddizioni di chi si accosta alla parrocchia, devo ahimè ammettere che quel “T’abitui” era provvidenziale.
Non capisco perché quando muore un tuo parente, seppur tu non frequenti più la chiesa, chiedi di celebrare una Messa per lui.
Non comprendo come, nonostante sia stato abbattuto il muro dell’obbligatorietà dei Sacramenti, molti genitori facciano vivere il percorso di catechesi ai figli anche se loro non frequentano la parrocchia.
Non capisco inoltre perché ci si ostini a celebrare matrimoni in chiesa quando gli sposi non credono al Sacramento o comunque lo vedono come un percorso impossibile da vivere e, nonostante questo, dichiarano davanti ai loro amici e parenti: “Staremo insieme tutta la vita”.
Non comprendo…
Ora basta, un bel “T’abitui” dovrebbe far tacere in me quel disagio che provo da sacerdote in queste ed in tante altre occasioni.
Se riuscissi solo ad essere più propositivo nel mio modo di pormi nei confronti di chi viene in chiesa, fosse solo una volta nella sua vita!
Se solo fossi capace di far tacere in me quella voce che si ostina a credere che esista un percorso preferenziale per chi frequenta la pastorale di una parrocchia!
Se solo potessi mettere più energia e speranza nel mio modo di proporre la vita parrocchiale senza se e senza ma!
“T’abitui”…


Sarebbe bello introdurre un'altra presentazione al WE: "tanto t'abitui!"
RispondiEliminaGrazie di tutto!