UNA FIABA PER PROGETTI PILOTA

C’era una volta, una comunità chiamata San Giacomo. Bambini, genitori, adulti, un sacerdote che in un giorno lontano domandarono il sostegno al Mastro Tecnico del Regno fatato Arcidiocesano ferrarese per sistemare al meglio le aule così vecchie del complesso parrocchiale.
I bambini andavano ogni pomeriggio per il doposcuola e la Vecchia Casa che li ospitava, realizzata anni e anni prima, faceva intravvedere il peso delle sue numerose rughe.
Così la Comunità di San Giacomo, mossa dal desiderio di realizzare qualcosa di migliore per contenere le proprie attività pastorali, iniziò a cercare una soluzione adeguata.
L’Egregio Duca Ferrariensis, decise di donare un pezzo di terra alla Comunità di San Giacomo: tanta erba, un grande cielo, tutto racchiuso da filari di pioppi.
Il campo era bellissimo: sempre frequentato da bambini che giocavano. Ogni tanto il Signor Tagliaerba, per puro spirito di altruismo, passeggiava su e giù e così l’erba era sempre al livello giusto per divertirsi. Urla e strepiti, grida e pianti erano la musica che si avvertiva dalla mattina all’imbrunire e che dava un tocco di unicità alla Comunità di San Giacomo. Qualche richiamo di una mamma troppo apprensiva, rompeva puntualmente lo schiamazzo generale, ma dalla primavera all’autunno, quel campo incantato si trasformava come per magia, in una parrocchia a cielo aperto.
Gli anni passavano uno dopo l’altro, ma nel rigido inverno padano non si poteva più giocare all’aperto e la Vecchia Casa faceva fatica a contenere tutta la Comunità di San Giacomo.
Così ad una mente geniale balenò l’idea di partecipare a un concorso indetto dalla Conferenza dei Regni dei Vescovi italiani. Si doveva pur provare a regalare una nuova forma a quel terreno così speciale!
Tre semplici richieste: un tetto per coprire il cielo nei giorni di pioggia, tante grandi finestre da cui guardare il sole senza bruciarsi la pelle, pareti solide per ricavare ambienti adatti a tutte le età. Insomma uno spazio di tutti e per tutti.
“Ci mancherà l’erba, non avremo più un posto dove giocare, rischieremo di perdere i più piccoli…”: rimbombavano nelle menti e nei discorsi le preoccupazioni principali della Comunità di San Giacomo.
Davvero sarebbe servita una nuova struttura in questo tempo in cui i bambini sono sempre di meno?
Mastro Tecnico allora non si perdette d’animo e cercò di creare una squadra.
Chiamò a sé mattone, cemento, rame, legno e vetro e si accordò con loro per costruire il più grande campo coperto che potessero mai immaginare.
Mattone dopo mattone, cemento su cemento, rame, legno e tanto vetro in tre anni, mettendosi di comune accordo, iniziarono a costruire quello che ora è diventato un nuovo prato tutto da vivere….un prato coperto da nuvole di legno, un giardino immerso nella luce del sole, uno spazio per abbracciare piccoli e grandi e far riecheggiare ancora più forti, nelle pareti di cemento, quelle grida così belle dimenticate nel tempo.
“Ora il terreno è pronto, ora la struttura è realizzata, a voi l’onore di ripopolare questi ambienti con feste e momenti di riflessione, preghiere e cori, giochi e insegnamento che tanto fanno bene alla nostra società!”: con queste parole Mastro Ufficio lasciò l’assemblea riunita in un giorno di grande festa…E se questa storia non ha volutamente una morale ben definita, saprete aiutare don Alessio e tutti noi a rendere più gioiosa questa mia dipartita.”

Grazie a tutti dal mio più sentito affetto. Le relazioni che si sono instaurate in questi anni di lavoro continueranno a scrivere nuove storie.
I dialoghi ininterrotti resteranno perle di saggezza custodite nella mia memoria.
Le persone che ho incontrato persevereranno a parlare di questo complesso parrocchiale ad altre Comunità per riuscire a costruirne altri, se possibile ancora più belli e ancora più grandi.
Purché vi abiti la felicità dell’incontro con Cristo.

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