"SCUSI SE LA DISTURBO, MA LA MESSA VALE?"
"Scusi se la disturbo, ma la Messa vale?": è la domanda che ogni parroco si sente rivolgere alla vigilia di Natale o comunque ad ogni festa cristiana che non sia la domenica.
Come siamo arrivati a questa interpretazione distorta della celebrazione eucaristica?
Perché abbiamo insistito sul precetto domenicale nella nostra educazione cattolica?
Arrivare infatti a pensare la celebrazione domenicale come luogo in cui guadagnare il bollino per completare la tessera del buon cristiano, è ben lontano dal carattere sacro e santificante del Sacramento e della celebrazione eucaristica, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa.
Crediamo davvero che Dio abbia il pallottoliere per annotare le assenze dalla S.Messa?
Alla ricorrente domanda sulla validità della celebrazione, quest'anno ho avuto la tentazione di rispondere: "Nessuna Messa vale più di quelle buone azioni che compi nei confronti dei tuoi familiari”. Mi sarei liberato dal senso di impotenza che ho davanti a questo tipo di religiosità, ma non avrei risolto il problema, anzi: avrei forse dato scandalo per i tanti che vivono di questa.
Ho così placato la mia indole battagliera, rispondendo invece: “La S. Messa delle ore 17:30 vale come quella di Natale, Immacolata, Assunta... auguri!”.
Ogni anno in realtà vengo posto di fronte a questo limite e credo che come me ogni sacerdote si senta quasi ribollire le viscere a vedere distorta l'interpretazione della celebrazione, il modo cioè in cui viene svenduta la relazione che dona vita con Cristo nel nostro essere Chiesa.
Se continuiamo ad annunciare il Vangelo e a proporre una prassi cristiana che provoca sensi di colpa e non crea quel desiderio di incontrare Cristo al di là della frequenza domenicale, allora rischiamo davvero di trasformare le nostre chiese in musei o in esposizioni di opere d’arte e non in luoghi dove l’assemblea si riunisce per lodare Dio!
Mi sono dato quindi un obiettivo, semplice da scrivere, ma sicuramente più complesso da trasformare in scelta da vivere giorno dopo giorno, e l'ho pensato strutturato in queste mie possibili azioni. Aiutare i cristiani che frequentano la mia parrocchia a cercare il legame con Gesù fuori dalle consuetudini o dagli orari prefissati. Alimentare il desiderio di riscoprire la Parola di Dio nella preghiera e nello studio. Sacramentalizzare la vita con momenti di presa di coscienza dei miei limiti, per favorire il dialogo spirituale e la richiesta di perdono. Nutrirmi dell’Eucarestia per alimentare non solo la mia vita spirituale, ma soprattutto la mia testimonianza di fede. Creare comunione in chi, seppur di differenti opinioni, condivide con me la stessa fede in Gesù risorto!
"Scusi se la disturbo, ma la Messa vale?"
“Certo, vale… eccome se vale!”


Forse è un po’ triste pensare che quanto si è appreso con il vecchio catechismo o con le consuetudini del passato risulti così tenacemente presente nella percezione individuale. Credo che manchi una riflessione viva e comunitaria che ci aiuti a riprendere il filo della autentica appartenenza. Il tempo sembrerebbe essere poco favorevole ma chissà magari una rinnovata coscienza sinodale e strumenti adeguati potrebbero aiutarci…cocostruendoli …
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