RINGRAZIARE

Vi ricordate come vi hanno insegnato a dire "grazie" i vostri genitori quando eravate bambini? 
Io ho un ricordo delle mie prime parole che mi viene sempre portato come esempio. Era il mio compleanno, probabilmente compivo due anni, e a tutti quelli che entravano in casa dicevo: “Grazie!”. I miei genitori dicono che molti ridevano perché ancora non mi avevano né salutato né dato il regalo. Mia nonna, nel raccontarmi questo, apostrofava “Al mié prìton”, anche perché in famiglia ho sempre sentito dire sulla figura del prete: “Due mani da prendere…”. 
A parte questa digressione personale, credo davvero che il termine "grazie" non sia mai abusato. 
Ci abituiamo a ricevere, tante volte pretendiamo un riconoscimento, ma dalle nostre labbra un grazie sincero esce veramente poche volte. 
Ciò che da sempre mi entusiasma della Messa è il termine "ringraziamento". Il termine greco per indicare il ringraziamento è “Eucaristia”, la stessa parola che indica sia la Messa cattolica che il Sacramento della Comunione. 
Sono certo che nella mia vita questo ringraziamento non sia un pro forma o un evento da celebrare per assolvere ad un dovere, bensì parte integrante ed espressione vera della mia vita. 
Se riesco a dire "grazie" anche per quelle situazioni in cui non ho avuto il coraggio di farlo di persona, nella celebrazione eucaristica mi riconcilio con me stesso e trovo lo spazio per essere migliore verso il prossimo. 
Grazie perché ogni giorno riesco a respirare e a relazionarmi con chi poni sul mio cammino. 
Grazie per le mie imprecise modalità di vivere i miei doveri. 
Grazie perché mi doni la gioia di rendermi conto che la mia vita è un dono da accogliere e non un peso da sopportare. 
Grazie perché all’indifferenza crei in me uno sguardo capace di vedere, tra le pieghe dell’esperienze, la persona che mi è accanto. 
Grazie!

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