SI È FERMATO IL TEMPO
Magari riuscissimo a fermare il tempo in quei momenti che non vorresti finissero più.
Ho la fortuna di poter gioire spesso delle cose piccole o grandi che mi capitano nella vita. Esistono anche momenti o eventi e situazioni spiacevoli. La maturità mi sta portando a rifuggire le negatività e a rifugiarmi in quegli istanti che mi hanno donato gioia.
Se potessi fermare il tempo…
Tornerei a quando, da bambino, nei giorni di neve ricevevo una telefonata da mia nonna. “Checco” così mi diceva, “sto preparando la paparuccia…” e io senza nemmeno farla finire dicevo: “Mi vesto pesante perché nevica, vengo subito”.
Erano momenti tutti per noi. Lei, donna semplice, ma di grande cuore, aveva le sue tradizioni. Visto che la minestra di fagioli non mancava mai nella sua dieta, quando nevicava, aggiungendo qualche pezzetto di pancetta e formaggio, diventava una polenta a dimensione di scodella.
Era un piatto sostanzioso, utilizzato in campagna per dare energia nei momenti in cui nemmeno il camino o la stufa a legna riuscivano a riscaldare le pareti della casa.
Mia nonna faceva così ogni inverno e, se non veniva la neve, nel tempo più freddo comunque mi invitava a mangiare polenta con ali di pollo, momento da me molto atteso. Ora che sono cresciuto, credo che anche lei lo attendesse.
Mi ascoltava, mi consigliava sui miei piccoli problemi o capricci e concludevamo sempre con le sue storie. Per me erano ricordi importanti da ascoltare. La guerra, come lei è cresciuta, come ha vissuto senza avere possibilità economiche e come si è innamorata del nonno e ha vissuto la sua vita crescendo nelle possibilità economiche senza mai dimenticare che era stata povera.
Aveva sempre una buona frase o un bel consiglio per rincuorarmi e me ne tornavo a casa soddisfatto, perché la nonna era sempre disponibile per me.
Quando entrai in Seminario solo lei era pienamente contenta. Mi diceva: “Quando diventerai sacerdote potrai celebrare il mio funerale” e la sua gioia era tangibile. Io la deridevo: ”Aspetta, che fretta hai? Il nonno sta guardando gli angeli ora, non ha mica bisogno di te…” e così sorridendo sapevo che lei pregava per la mia vocazione e si interessava al mio cammino.
Ordinato sacerdote credo di aver visto solo nei suoi occhi la gioia di chi si sente realizzato e appagato dalla scelta di un figlio. Un mese e mezzo dopo la mia ordinazione il Signore l’ha richiamata a sé, nel sonno. La sofferenza e il pianto hanno preso il sopravvento, ma la possibilità di accompagnarla a quell’incontro è stato il dono più grande che mi avesse lasciato.
La Messa per salutarla è stata una festa, i giovani che mi avevano accompagnato con il canto nella mia prima Messa si sono messi a servizio e il tempo si è come fermato. La gioia provata allora è ancora viva in me, ma, anche se la rimpiango, perché mi mancano la sua voce ed i suoi consigli, sono sicuro che questa esperienza sia tutta nostra e resterà sempre viva in me.
Questo momento condiviso penso possa suscitare in voi un evento in cui voler “fermare il tempo” e da poter raccontare a chi considerate importante.


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