TRISTEZZA
Il titolo non invoglia di certo a leggere il contenuto di questo mio pensiero, o potrebbe invece creare curiosità.
Come ho già detto altre volte, amo molto girare per le strade della città in cui mi trovo ed incrociare lo sguardo delle persone.
Ultimamente, pensando alla vita delle tante persone che incrocio durante una giornata, mi sono messo a guardare gli sguardi. Le mascherine ci obbligano ora a guardare negli occhi le persone…
Vedo negli occhi della gente tanta tristezza.
Una ragazza, truccatissima che sembra voler mascherare la profondità della sua anima. Due occhi che, al di là del colore, nascondono pensieri e problemi che macinano nella mente e inquinano il cuore.
Un papà che distratto dal cane e dal cellulare si perde la gioia dei figli che tengono in mano una canna secca e cercano di trasformarla in una spada, per giocare in riva al laghetto del parco urbano.
Un anziano che cammina sostenendo con la mano destra la bicicletta e che sembra sostenere il peso del mondo, nel suo sguardo smarrito tra due bambini che giocano a palla e due innamorati che, avvinghiati in una panchina, non si rendono conto della vita che scorre attorno a loro.
La tristezza è un sentimento che tante volte provo anche io e che cerco di mascherare con un atteggiamento spavaldo o un lavoro che diventa il rifugio eccellente per non pensare da cosa è provocato questo sentimento.
La tristezza rimane, ma la mia immagine di uomo impegnato e desideroso di sorridere al mondo continua a nascondere ciò che provo.
Molte volte trovo spazio nella preghiera. Sant’Ignazio di Loyola, nella prima settimana di esercizi ignaziani, ci pone di fronte al peccato. L’uomo creato per unirsi a Dio si trova ostacolato dal proprio peccato.
Dare un nome alla tristezza mi aiuta a porla di fronte a Dio nella mia storia di peccato e a trovare una soluzione nel perdono da Lui donato gratuitamente: “Sappiamo infatti che la legge è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me” (Rom 7,14-17)
Cerchiamo di rientrare in noi stessi e di trovare spazio per chiedere perdono, affinché i nostri sentimenti non ci facciano perdere di vista le gioie della nostra vita.
Come ho già detto altre volte, amo molto girare per le strade della città in cui mi trovo ed incrociare lo sguardo delle persone.
Ultimamente, pensando alla vita delle tante persone che incrocio durante una giornata, mi sono messo a guardare gli sguardi. Le mascherine ci obbligano ora a guardare negli occhi le persone…
Vedo negli occhi della gente tanta tristezza.
Una ragazza, truccatissima che sembra voler mascherare la profondità della sua anima. Due occhi che, al di là del colore, nascondono pensieri e problemi che macinano nella mente e inquinano il cuore.
Un papà che distratto dal cane e dal cellulare si perde la gioia dei figli che tengono in mano una canna secca e cercano di trasformarla in una spada, per giocare in riva al laghetto del parco urbano.
Un anziano che cammina sostenendo con la mano destra la bicicletta e che sembra sostenere il peso del mondo, nel suo sguardo smarrito tra due bambini che giocano a palla e due innamorati che, avvinghiati in una panchina, non si rendono conto della vita che scorre attorno a loro.
La tristezza è un sentimento che tante volte provo anche io e che cerco di mascherare con un atteggiamento spavaldo o un lavoro che diventa il rifugio eccellente per non pensare da cosa è provocato questo sentimento.
La tristezza rimane, ma la mia immagine di uomo impegnato e desideroso di sorridere al mondo continua a nascondere ciò che provo.
Molte volte trovo spazio nella preghiera. Sant’Ignazio di Loyola, nella prima settimana di esercizi ignaziani, ci pone di fronte al peccato. L’uomo creato per unirsi a Dio si trova ostacolato dal proprio peccato.
Dare un nome alla tristezza mi aiuta a porla di fronte a Dio nella mia storia di peccato e a trovare una soluzione nel perdono da Lui donato gratuitamente: “Sappiamo infatti che la legge è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me” (Rom 7,14-17)
Cerchiamo di rientrare in noi stessi e di trovare spazio per chiedere perdono, affinché i nostri sentimenti non ci facciano perdere di vista le gioie della nostra vita.


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