TENTAZIONI
Il titolo invoglia la lettura. Ne sono certo.
Qualche curiosità sulla vita di un prete tutti la serbano nei propri pensieri.
Alcuni dubbi sorgono nella mente di chi si avvicina ad un sacerdote: “Mah, secondo me la castità è un falso... ne ho conosciuti di preti che…”.
Una volta si diceva che la perpetua era l’amante del prete, accettata da tutti come la donna che doveva curare il “prete scapolo” per non renderlo “orso”.
Il codice di diritto canonico ha normato anche la possibilità di un aiuto al sacerdote.
“I chierici si comportino con la dovuta prudenza nei rapporti con persone la cui familiarità può mettere in pericolo l’obbligo della continenza oppure suscitare lo scandalo dei fedeli” (can. 277 §2)
A parte i delitti per i quali, se accertati dalla magistratura, il sacerdote deve scontare la pena nei carceri come ogni civile che compie i medesimi delitti, non riesco a capire il perché ci si concentri solo su quei pochi sacerdoti che per debolezza o per mancanza di alternative o di vocazione sacerdotale, si sono creati delle vite parallele.
Tutto il sacerdozio non può essere messo in crisi dai pochi che sbagliano e purtroppo se pensiamo al termine "tentazione" leghiamo tutto alla sessualità o all’uso di essa, probabilmente perché non abbiamo ancora trovato un equilibrio tra gli istinti e l’affettività che si esprime anche nel rapporto intimo.
Vorrei però proseguire su quelle che rischiano di essere per me le maggiori tentazioni.
Sentirmi onnipotente: vivere il mio ministero non come un servizio, ma come un centro di potere assunto da un'ordinazione o da un decreto vescovile.
Vivere come se la mia parola valesse più di ogni opinione del cristiano pensante.
Sentirmi l’unico capace a discernere le vie dello Spirito ed ergermi a giudice e guida dell’anima.
Vivere la solitudine non come un dono per ritemprarmi da una giornata densa di relazioni, ascolto, aiuto, preghiera, lavoro, ma come uno stigma dal quale fuggire.
Ritiri, acquisti compulsivi giustificati da una pastorale che non ha più al centro Cristo, ma i gesti che rischio di far diventare più importanti dell’annuncio della Parola.
Non leggere più nessun tema di pastorale, non aggiornarsi né vivere la fraternità sacerdotale dei ritiri o degli eventi proposti dal Vescovo.
Sentirsi Vescovo, Papa e Re della propria comunità, escludendo chi non mi asseconda, creandomi così una coorte di signor sì che danno l’illusione della comunità, ma che non sono la comunità.
Al termine di questa lunga disamina di tentazioni vi chiederete: come puoi vivere il tuo sacerdozio schivando le tentazioni?
Conoscendole e trovandone sempre di nuove riesco ad essere prete, così come ciascun cristiano riesce a definirsi tale, sbagliando e chiedendo perdono. Non solo a Dio, ma anche al prossimo che ho ferito, e mettendomi in cammino vivendo insieme ad altri che stanno percorrendo la mia stessa strada.
Cerco voci nuove che mi interroghino sulla mia vita e che offrano alla mia comunità quella visione che forse abbiamo smarrito o nella quale dobbiamo trovare il coraggio di dire la nostra opinione.
Ascoltare e pregare. Questi gli ingredienti che fanno di ogni tentazione un ostacolo facile da superare e un pungolo per tenere alta la guardia nei confronti delle proprie debolezze.
Crescere è superare i propri limiti senza sentirsi invincibili.
Qualche curiosità sulla vita di un prete tutti la serbano nei propri pensieri.
Alcuni dubbi sorgono nella mente di chi si avvicina ad un sacerdote: “Mah, secondo me la castità è un falso... ne ho conosciuti di preti che…”.
Una volta si diceva che la perpetua era l’amante del prete, accettata da tutti come la donna che doveva curare il “prete scapolo” per non renderlo “orso”.
Il codice di diritto canonico ha normato anche la possibilità di un aiuto al sacerdote.
“I chierici si comportino con la dovuta prudenza nei rapporti con persone la cui familiarità può mettere in pericolo l’obbligo della continenza oppure suscitare lo scandalo dei fedeli” (can. 277 §2)
A parte i delitti per i quali, se accertati dalla magistratura, il sacerdote deve scontare la pena nei carceri come ogni civile che compie i medesimi delitti, non riesco a capire il perché ci si concentri solo su quei pochi sacerdoti che per debolezza o per mancanza di alternative o di vocazione sacerdotale, si sono creati delle vite parallele.
Tutto il sacerdozio non può essere messo in crisi dai pochi che sbagliano e purtroppo se pensiamo al termine "tentazione" leghiamo tutto alla sessualità o all’uso di essa, probabilmente perché non abbiamo ancora trovato un equilibrio tra gli istinti e l’affettività che si esprime anche nel rapporto intimo.
Vorrei però proseguire su quelle che rischiano di essere per me le maggiori tentazioni.
Sentirmi onnipotente: vivere il mio ministero non come un servizio, ma come un centro di potere assunto da un'ordinazione o da un decreto vescovile.
Vivere come se la mia parola valesse più di ogni opinione del cristiano pensante.
Sentirmi l’unico capace a discernere le vie dello Spirito ed ergermi a giudice e guida dell’anima.
Vivere la solitudine non come un dono per ritemprarmi da una giornata densa di relazioni, ascolto, aiuto, preghiera, lavoro, ma come uno stigma dal quale fuggire.
Ritiri, acquisti compulsivi giustificati da una pastorale che non ha più al centro Cristo, ma i gesti che rischio di far diventare più importanti dell’annuncio della Parola.
Non leggere più nessun tema di pastorale, non aggiornarsi né vivere la fraternità sacerdotale dei ritiri o degli eventi proposti dal Vescovo.
Sentirsi Vescovo, Papa e Re della propria comunità, escludendo chi non mi asseconda, creandomi così una coorte di signor sì che danno l’illusione della comunità, ma che non sono la comunità.
Al termine di questa lunga disamina di tentazioni vi chiederete: come puoi vivere il tuo sacerdozio schivando le tentazioni?
Conoscendole e trovandone sempre di nuove riesco ad essere prete, così come ciascun cristiano riesce a definirsi tale, sbagliando e chiedendo perdono. Non solo a Dio, ma anche al prossimo che ho ferito, e mettendomi in cammino vivendo insieme ad altri che stanno percorrendo la mia stessa strada.
Cerco voci nuove che mi interroghino sulla mia vita e che offrano alla mia comunità quella visione che forse abbiamo smarrito o nella quale dobbiamo trovare il coraggio di dire la nostra opinione.
Ascoltare e pregare. Questi gli ingredienti che fanno di ogni tentazione un ostacolo facile da superare e un pungolo per tenere alta la guardia nei confronti delle proprie debolezze.
Crescere è superare i propri limiti senza sentirsi invincibili.


Commenti
Posta un commento