I BAMBINI GIOCANO ALLA GUERRA (Bertolt Brecht)

"I bambini giocano alla guerra.
È raro che giochino alla pace perché gli adulti da sempre fanno la guerra, tu fai “pum” e ridi; il soldato spara e un altro uomo non ride più.
È la guerra.
C’è un altro gioco da inventare: far sorridere il mondo, non farlo piangere.
Pace vuol dire che non a tutti piace lo stesso gioco, che i tuoi giocattoli piacciono anche agli altri bimbi che spesso non ne hanno, perché ne hai troppi tu; che i disegni degli altri bambini non sono dei pasticci; che la tua mamma non è solo tutta tua; che tutti i bambini sono tuoi amici.
E pace è ancora non avere fame non avere freddo non avere paura."

In questo periodo le notizie su di una possibile guerra mondiale vengono taciute, tra città distrutte in Ucraina, notizie sul PIL e i vari bonus ai quali ricorriamo tutti, come se non avessimo altri soldi da spendere… e i potenti della Terra si stanno preparando.
Papa Francesco continua a gridare alla Pace: trattative, dialogo, ricerca di una negoziazione che sembra sempre più lontana. Mi sono imbattuto in questa poesia di Bertolt Brecht e ho ritenuto giusto condividerla con chi legge questo blog.
Se fossimo capaci di costruire percorsi di pace anche nell’educazione dei nostri figli, il mondo non avrebbe bisogno di mostrare con le armi la supremazia tra nazioni e la grandezza di un popolo rispetto agli altri.
Ciò che mi preoccupa maggiormente è che troppe volte anche noi occidentali ci siamo sentiti migliori di altre civiltà e abbiamo tentato di conquistarle con la nostra cultura del consumismo e dell’edonismo.
Proviamo a riflettere sul nostro modo di pensare e di agire.
Rivolgiamo l’attenzione al nostro modo di leggere le notizie del mondo e sentiamoci parte del cambiamento, per poter così fermare le supremazie e creare un mondo capace di accogliere le diversità senza annientarle.

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