UN FOGLIO BIANCO

Sono passati molti anni da quando al liceo mi trovavo di fronte ad un foglio bianco: unico segno evidente il mio nome e cognome ed il titolo da sviluppare. Di solito sceglievo il tema sull‘attualità, oppure, per facilitarmi la vita, il tema sulla storia o la letteratura, materie che potevano aiutarmi a trovare qualcosa da scrivere. 
Il patema di come iniziare il mio scritto non mi ha mai lasciato. 
Come provare a non essere banale... Riprendere il titolo e poi scrivere? 
Un’apertura da romanzo o da libro giallo? 
Quel foglio bianco è ancora uno dei problemi che riscontro ogni qual volta inizia una relazione. 
Una telefonata: "Don Stefano, avrei bisogno di parlarle…". Mi sento di fronte alla scelta. I pensieri si sommano alla curiosità. Chissà di cosa avrà bisogno: una confessione o un dialogo? Una richiesta di aiuto o la possibilità di mettersi in relazione con me? 
Un foglio bianco... vorrei che le nostre vite iniziassero ogni giorno come se ci fosse un compito in classe. 
Un po’ di agitazione non guasta mai, per non creare danni ed essere capace di ripartire. 
Pagine da riempire di pensieri, parole, incontri, immagini e profumi. 
Un foglio che si somma alle tante pagine di quella che chiamiamo esistenza. 
Un foglio bianco: solo il mio nome e cognome che identificano la mia persona e la storia che in essa è racchiusa. 
Una pagina dove poter scrivere un capitolo al giorno, scevro dalle fatiche del presente e pronto a riprendere come carta copiativa le esperienze che vivrò oggi. 
Un foglio bianco, sì: questa è la dimensione nella quale vorrei potessimo mettere in gioco le nostre differenti esperienze, per riuscire, al termine della giornata, a consegnare l’elaborato a chi crede in noi e continua a farci scrivere pagine di vita.

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