TEMPO AL TEMPO

È buffo: quando durante una giornata il tempo scorre e ci si ritrova a casa, dopo il lavoro, viene sempre da chiedere maggior tempo. Quando sei a casa, per malattia o per impossibilità di muoverti, il tempo diventa una morsa: non passa mai, i pensieri si affollano, guardi serie TV come se non dovessero mai finire, leggi un libro e quando lo hai finito ti rendi conto che hai ancora molto tempo da vivere.
"Dai tempo al tempo", recita un proverbio e credo che la saggezza di questa frase sia da rendere presente ogni giorno.
È vero che il tempo è una variabile che possiamo solo misurare e non controllare, ma è vero anche che possiamo decidere noi come spendere questo tempo.
La mia giornata è come una cassaforte. Nelle 24 ore so che per il mio benessere psicofisico necessito di almeno 8 ore di sonno. Le rimanenti 16 ore sono io a governarle.
Il lavoro viene calcolato in 8 ore giornaliere, sommando i viaggi o trasferte possiamo pensare di utilizzarne circa 10 per l’ambito lavorativo. Il resto? Come lo utilizzo?
Non sembra davvero tanto il tempo restante, ma nella giornata lavorativa, ora in più o ora in meno, questo è il tempo che ho a disposizione, il tempo libero.
Mi posso sbizzarrire, posso fare sport, leggere un libro, ascoltare buona musica, parlare con amici, restare in famiglia.
Dare tempo al tempo non vuol dire lamentarsi del tempo che manca, ma spendere meglio quello che si ha. La mia generazione, e forse anche quella dei miei genitori (che ora sono nonni, vista l’età), ha scoperto e vissuto il tempo della noia.
Non avevamo dispositivi elettronici per riempire quei momenti, in attesa dal medico o in fila al supermercato in cui non si sapeva cosa fare.
Sono riuscito a scoprire la necessità di attivare la mente. Da bambino fantasticavo in fila al supermercato e il carrello diventava un’auto da formula 1 e mi sentivo il pilota più veloce di tutti. Da adulto poi ho iniziato a guardare i volti di chi stava accanto a me e alla domanda “Chi è l’ultimo?” nella sala d’attesa del medico, pensavo a chi prima di me era lì seduto e sfogliava una rivista che non avrebbe mai acquistato. Stessa scena dal barbiere, anche se era più divertente ascoltare la conversazione tra chi si stava facendo tagliare i capelli e chi come me attendeva il suo turno.
Quanto tempo che mi sembrava sprecato, ma che ora racchiude l’esperienza di tanti volti e persone che hanno solleticato la mia curiosità. La rivista che fotografava la Bell’Italia è diventato desiderio di viaggiare per vedere questo nostro mondo. I dialoghi su appartamenti o attici che qualcuno stava acquistando o di cui desiderava diventarne proprietario è sfociato nella passione sull’edilizia che ora è architettura sacra contemporanea, così poco conosciuta e troppe volte osteggiata. Chissà i commenti di chi all’epoca di Brunelleschi vedeva costruire la grande cupola di Firenze!

Consiglio da fine articolo: sfrutta al massimo il tuo tempo e condividine con altri, perché la tua esperienza si arricchisca di tanto tempo acquisito e non sciupato.

Commenti

  1. Letto Con interesse ed è vero bisogna ottimizzare il nostro tempo,guardandoci attorno, imparando ad ascoltare, scoprendo che possiamo condividere le esperienze trui. Grazie Don

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