IMPARARE
L’esperienza è veramente più importante della teoria, di manuali e convegni o lezioni, anche se impartite dai più esperti docenti?Potrà sembrare una frase fatta, trita e ritrita, utile per catturare l’attenzione e per riuscire a far venire voglia di proseguire la lettura.
Imparare è un modus vivendi. Quando mi sento già pronto ad affrontare una sfida, ecco che subito un’altra si affaccia e rende la mia giornata avvincente.
Molti miei amici hanno scelto di convivere o di costruire un matrimonio o di realizzarsi nel lavoro e nella carriera. Alcuni hanno potuto donare la vita ad uno o più figli e hanno la fortuna di essere coloro che faranno vivere ai propri figli esperienze sul mondo che ci circonda.
Mi sono sempre chiesto quale sia la reazione intima ed interiore di un bambino alla vista, per la prima volta, della natura. Il mare, i campi, le spighe, la neve o le montagne. Leggiamo i sorrisi o i pianti dei bambini, ma non possiamo davvero sapere quali siano le loro reali impressioni. Guardiamo la prima reazione, ma essa racchiude l’esperienza che stanno vivendo.
Ogni volta che mi trovo di fronte ad un tramonto mozzafiato o salgo sopra ad una cima, sudato e affaticato, ringrazio e scopro quanto il mondo sia un dono ricevuto da dover curare e non sfruttare.
Scopro cosa significhi per me quel panorama e mi accorgo che l’espressione di pace e gioia che respiro fa parte dell’esperienza che ho vissuto la prima volta che ho visto un tramonto o una cima innevata.
La mente inizia a fantasticare: se potessi cambiare vita? Se potessi vivere in queste montagne o in quel lido?
Il sogno estivo o invernale rimane tale anche se imparo quali siano i miei desiderata, i luoghi dove la mia anima si sente in pace, le esperienze che dovrei cercare di replicare nell’ordinarietà della mia vita, per cercare non una fuga, bensì spazi di svago nella quotidiana noia.
Imparare è un modus vivendi. Quando mi sento già pronto ad affrontare una sfida, ecco che subito un’altra si affaccia e rende la mia giornata avvincente.
Molti miei amici hanno scelto di convivere o di costruire un matrimonio o di realizzarsi nel lavoro e nella carriera. Alcuni hanno potuto donare la vita ad uno o più figli e hanno la fortuna di essere coloro che faranno vivere ai propri figli esperienze sul mondo che ci circonda.
Mi sono sempre chiesto quale sia la reazione intima ed interiore di un bambino alla vista, per la prima volta, della natura. Il mare, i campi, le spighe, la neve o le montagne. Leggiamo i sorrisi o i pianti dei bambini, ma non possiamo davvero sapere quali siano le loro reali impressioni. Guardiamo la prima reazione, ma essa racchiude l’esperienza che stanno vivendo.
Ogni volta che mi trovo di fronte ad un tramonto mozzafiato o salgo sopra ad una cima, sudato e affaticato, ringrazio e scopro quanto il mondo sia un dono ricevuto da dover curare e non sfruttare.
Scopro cosa significhi per me quel panorama e mi accorgo che l’espressione di pace e gioia che respiro fa parte dell’esperienza che ho vissuto la prima volta che ho visto un tramonto o una cima innevata.
La mente inizia a fantasticare: se potessi cambiare vita? Se potessi vivere in queste montagne o in quel lido?
Il sogno estivo o invernale rimane tale anche se imparo quali siano i miei desiderata, i luoghi dove la mia anima si sente in pace, le esperienze che dovrei cercare di replicare nell’ordinarietà della mia vita, per cercare non una fuga, bensì spazi di svago nella quotidiana noia.


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