MODELLI
Siamo cresciuti avendo un eroe, un modello, un personaggio a cui ispirare la nostra vita, un mestiere ad esso sotteso che ci ha portato a compiere scelte che ora ci vedono più o meno realizzati.
Quando oggi chiedo ad un bambino “Cosa vorrai fare da grande?”, non mi stupisce affatto la risposta: “La cantante o il ballerino”. Ciò che più mi preoccupa è che a questa risposta la famiglia risponda iniziando a spendere soldi e a promuovere quel figlio sui social, quasi come se la notorietà fosse l’obiettivo. Sentire una madre affermare che al figlio nel primo anno di nascita ha regalato un profilo Instagram mi fa rabbrividire. Sembra che il mondo sia un luogo abitabile da chi vuole sfondare sui social o in televisione solo tramite un talento, reale o presunto. Sembra che lo studio, l’impegno nel sociale, la cura della propria persona, non solo fisicamente ma spiritualmente e moralmente, non abbia più alcun valore.
Nella Chiesa riscontriamo ancora una forte adesione ai Sacramenti, ma mai come in questo frangente storico è stata riscontrata la disparità tra ciò che si fa vivere ai propri figli e gli obbiettivi ad essi sottesi.
Non vorrei iniziare a fare una disamina delle motivazioni che portano i genitori a far vivere molte esperienze, le più disparate ai propri figli, ma vorrei solo che riflettessimo su alcune domande.
Ci preoccupiamo di come vanno vestiti i ragazzi, ci preoccupiamo di quanto i cellulari abbiano condizionato la loro vita… ci preoccupiamo.
Ma i soldi per quei vestiti, i cellulari che acquistiamo, le esperienze che facciamo vivere... da dove escono?
Non posso credere che un bambino di 11 anni abbia già la capacità di discernere tra bene e male, sappia come non farsi abbindolare da pubblicità ingannevoli, da un TikTok che promette notorietà, da Instagram dove il dialogo è senza parole ma va per immagini… Non riesco a credere che questo figlio sappia spegnere il cellulare se vede immagini che lo turbano o sente parole che lo sconvolgono.
Quando ero bambino ero affascinato dalle parolacce: ridevo se sentivo qualcuno imprecare ed il più delle volte avevo al mio fianco mamma o nonna che ascoltandomi mi spiegavano il perché non si dovesse ripetere quelle parole.
I miei genitori frequentavano altre famiglie e hanno fatto scelte. Hanno cercato di offrirmi un ambiente che potesse farmi vedere la bellezza del mondo e delle persone, mi hanno obbligato sì, obbligato ad escludere quelle situazioni che potessero arrecarmi del male.
Ho dovuto iniziare a scegliere anche io e così, tra letture e incontri formativi, politica scolastica e luoghi in cui esprimere la mia creatività nel canto, ho scoperto il modello a cui ispirare la mia vita.
Ho scelto di seguire Cristo nella strada del sacerdozio ministeriale ed il resto è storia.
Una storia che trae dal mio passato e dagli insegnamenti ricevuti un metro di confronto con le situazioni che mi coinvolgono nell’oggi. Un modello, quello di Cristo, che segna la mia vita, attento al prossimo che mi si avvicina o che cerca con me un percorso per dare significato alla propria vita.
Questo il modello che seguo e provo ad annunciare come percorso di vita.


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