SOLO UNA SETTIMANA
A noi che siamo abituati a vivere una routine che dalla scuola ci insegna a regolare la giornata tra appuntamenti obbligati e spazi per il tempo libero, vivere un’esperienza differente una volta all’anno aiuta a trovare nuovi stimoli per ritornare all’abitudine.
Ho la possibilità, da quando sono parroco, di organizzare questi momenti di straordinaria convivenza.
Ogni anno, prima di partire, vorrei restare a casa, nella mia tranquillizzante ordinarietà.
Inizio a vedere i volti smarriti di quei ragazzi o adulti che si mettono in gioco in una vacanza che chiamiamo "campo".
Educatori che si coordinano quotidianamente con me per scorgere, negli atteggiamenti e nelle risposte o richieste di quei giovani che partecipano al campo, le opportunità per lasciare loro un segno.
Quando inizio a parlare di preghiera a chi la vive come un obbligo da catechismo, mi sento fortunato. Ogni anno metto in gioco la mia esperienza di uomo di preghiera con una società che modifica il nostro modo di vivere. Ciò che dovrebbe essere una specialità acquisita da un sacerdote cambia con le storie di chi è presente al campo.
Ritorno a casa edificato da quelle domande che mi sono state rivolte. Sembrano sempre le stesse, insicurezze sul cambiamento che stanno vivendo, certezze date dalle famiglie, fragilità da riconoscere ed
inserire in quelle caselle che compongono la nostra crescita.
Si arriva alla fine della settimana senza voce, raffreddati, stanchi, ma edificati da quegli occhi che ti ascoltano e da quegli atteggiamenti che diventano più veritieri e che richiedono spazi e momenti per interiorizzare ciò che ha cambiato la tua vita.
Una sola settimana, insieme ad altri adolescenti o adulti, per riflettere, per lavorare su se stessi e riprendere la vita, non più come prima, ma arricchiti da ciò che si è vissuto.



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