SEMPLICEMENTE MARIO
Sono nato e cresciuto in un ambiente cattolico. Ho iniziato l’esperienza scolastica all’asilo del Sacro Cuore e da bambino ho conosciuto dei sacerdoti che avevano una sola missione: favorire un incontro con Gesù nella quotidianità.
Don Mario, giovane, in talare, sempre sorridente e con una capacità di comunicare il Vangelo unica, è stato uno di questi sacerdoti.
Quando, passati gli anni dell’adolescenza e interrogandomi sulla mia vocazione, ho compreso che o prendevo la decisione di lasciare tutto per entrare in Seminario o non sarei mai riuscito ad essere pienamente me stesso, sono andato a cercare don Mario. Erano passati 14 anni da quando mi aveva visto bambino, ma sulla porta del Seminario mi ha accolto come se ci fossimo sempre frequentati. Mi ha parlato a cuore aperto e, conscio delle sue responsabilità, mi ha detto che non avrebbe potuto seguirmi nel cammino di direzione spirituale perché: “Se poi tu dovessi entrare in Seminario e io fossi ancora rettore ci sarebbe incompatibilità di ruolo”. Ne sono uscito demoralizzato, non avevo chiari i ruoli ed i compiti di un sacerdote e ho iniziato un cammino che mi ha avvicinato alla scelta di entrare in Seminario. Mi ha fatto incontrare il Vescovo un pomeriggio, nel suo ufficio, mentre in Seminario c’era un incontro formativo con i Genitori in cammino. Abbiamo parlato, mi sono sentito ascoltato ed accolto e ho concluso quella giornata nella chiesa del Seminario con una preghiera a Maria per tutti i figli saliti in Cielo.
L’ho chiamato prima di comunicare ai miei genitori la scelta del Seminario e lui mi ha risposto: “Pregheremo per te Maria, lei saprà aiutare i tuoi a comprendere ciò che stai facendo”.
Sette anni insieme, dalla mattina alla sera. Tanti giri in pullmino e alcune volte ho guidato “la belva”: così chiamava la sua vecchia e sgangherata auto rossa.
Cipolle, mele, sassi, radici di alberi per abbellire il Seminario.
Serate organizzate per far ridere noi ed educarci alla vita da Pastore, quella che lui viveva ogni volta che tornava in una parrocchia a celebrare Cresime o organizzava momenti di formazione e preghiera.
Mi sono molto divertito e anche arrabbiato quando mi lamentavo con il rettore e mi sembrava che lui non capisse quello che stava succedendo in diocesi e nel nostro piccolo mondo del Seminario.
Abbiamo conosciuto delle monache, soprannominate dal don “le biscottine”. Quando alle 2 di notte partivamo per Mocaiana con un pullmino carico di cipolle da poter sfamare un reggimento, era sorridente. Essergli accanto mentre tagliava l’erba o sistemava un muretto per rendere più bello il parco del Seminario... erano quelli i momenti in cui ascoltavo la sua esperienza di vita. I dolori per la perdita di un ragazzo della parrocchia, le barzellette di Toni che con Norma erano una coppia da cabaret, i carri del carnevale di Ravalle, la Via Crucis per le strade della Raibosola a Comacchio. I tanti presepi, i giri nella bassa ferrarese per recuperare qualche bambino che altri rifiutavano.
“Don Mario, Gigi non riesco ad educarlo” e lui, semplicemente, mi diceva: “Prova come hanno fatto i tuoi genitori con te”. E così diventava ogni giorno una sfida avvincente.
Don Mario aveva una passione, non solo per il calcio, ma per la vita. I Genitori in Cammino sono stati la sua famiglia: ci raccontava che quando andava a casa di una famiglia che aveva appena perso un figlio in un incidente o per malattia, non era la sua presenza da sacerdote a farli sentire meglio, ma lo scambio di sguardi tra il padre e la madre del defunto e chi lo stava accompagnando. Quella coppia era stata segnata dalla morte di un figlio e quell’evento ti segna dentro e si vede dallo sguardo.
I suoi occhi erano limpidi, si fidava ciecamente delle scelte del Vescovo e quando lo hanno trasferito dal Seminario ad Ospitale di Bondeno ha continuato la sua missione.
La gente parlava di punizione e lui, imperterrito, annunciava Cristo rendendo più bello il giardino della canonica, sistemando un garage come se fosse una reggia per accogliere bambini, giovani e famiglie, celebrando Messa anche quando la malattia lo aveva costretto ad usare un laringofono.
È stato un testardo ed inguaribile amante di Cristo e della Chiesa.
Ha seminato tanta Parola di Dio e ha donato tanta speranza a chi lo ha incontrato sulla sua strada.
Incompreso ed invidiato da gran parte del clero, tante volte solo nelle sfide della vita, ha sempre mantenuto il sorriso e una parola per stemperare la situazione o rendere più leggero il giogo che altri stavano iniziando a portare.
Caro don Mario, ti ricordo così con tre immagini. Un sentiero tra le colline di Gubbio, una Madonna a te tanto cara che ha guidato la tua vita da sacerdote ed un uomo in preghiera. Continua dal Cielo a dare la tua vita per la nostra diocesi.



Un grande, vero prete
RispondiEliminaUna gran persona, rimarrà sempre nel nostro cuore❤
RispondiEliminaGrazie Stefano, mi hai fatto rivivere momenti belli della vita del nostro e mio amico don Mario, una grazia di Dio in terra
RispondiEliminaCiao