APPENA INVECCHIO SCRIVERÒ UN LIBRO...
Chissà quante volte, ai complimenti che ricevo da chi mi ascolta su temi legati alla ricostruzione post-sisma o “cristiani dell’ultima ora”, rispondo con questa frase: ”Con le tante cose che faccio appena invecchio scriverò un libro”.
Perché attendere? Perché volersi dare un tempo che non si sa quando e se arriverà? Forse è proprio il momento che mi metta a riflettere su quale potrà essere il primo capitolo della storia.
Assicuro che non sarà un libro di lamentazioni, ma una storia di esperienze vissute che se trovano un senso diventeranno di certo un best seller… "duc in altum" dicono i latinisti, "fly down" sarà il mio motto per scrivere qualcosa che possa far riflettere.
Sono infatti affascinato dal pensare ad un autore di romanzi: avrà avuto nella sua vita qualche esperienza o un’immagine o un racconto in testa che poi è riuscito a trasformare in un libro.
Nella vita che io ho vissuto fino ad ora di esperienze ne ho avute parecchie, tra l'ordinarietà della formazione di base e i viaggi in giro per l’Europa, che i miei genitori, fin da quando ero bambino, mi hanno trasmesso come buona abitudine per annusare aria differente da quella di provincia ed imparare ad avere uno sguardo arricchito dall’esperienza maturata (mi sono spinto fino in Africa, ma da solo e con le preoccupazioni di mamma e papà!) .
Il percorso scolastico poi, mai banale e sempre accolto con grande curiosità, mi ha fatto scoprire il mondo attraverso gli occhi di uno storico o di un filosofo. Soprattutto però mi ha fatto comprendere l’universo della matematica, questa scienza ai più sconosciuta, che non serve solo per “far di calcolo”, ma trova nella sua imperscrutabile forma, tra teoremi e dimostrazioni, un mondo e ciò che noi uomini costruiamo, come un’equazione che deve sempre essere risolta, “come volevasi dimostrare!”
Durante gli anni dell’adolescenza mi sono avvicinato al mondo della politica scolastica, del giornalino “Acido Roitico” e al teatro, esperienze che hanno formato quell’uomo che ora sono.
Non vorrei dimenticare la passione per la prosa: da ragazzino venivo portato a teatro dai miei genitori, per vedere quegli spettacoli che hanno fatto della letteratura italiana un’eccellenza nel mondo. Un po’ per curiosità, un po’ perché in casa sentivo canticchiare alcune arie tratte dalle più conosciute opere liriche, mi sono avvicinato al mondo dell’Opera Lirica e ne sono restato così ammaliato che ho iniziato anche a cantare in una corale cittadina, la “Corale Vittore Veneziani”. Ricordi ed esperienze, volti e storie, percorsi completati ed altri interrotti che mi hanno portato ad assecondare quella voce che mi chiedeva di più e che ora mi vede sacerdote per la Chiesa di Ferrara-Comacchio.
Il primo e grande sacrificio che la mia scelta di obbedienza mi ha imposto é stato quello di portare a compimento gli studi in ingegneria per aiutare altri confratelli a sbrigare quelle pratiche di burocrazia in un ufficio che comunemente chiamiamo Curia.
In quindici anni che svolgo il mio servizio negli uffici di Curia, seppur in ogni ambiente statale sento lamentare l’abuso di carte e il dedalo di cavilli, oltre ad interfacciarmi con funzionari incapaci di accogliere il pubblico col quale dovrebbero quotidianamente lavorare, non ho mai visto una semplificazione, il più delle volte ovvia, ma che farebbe restare senza lavoro quelli di cui sopra.
Le richieste dallo Stato, Regione, Provincia, Comuni, Ministero della Cultura e la vecchia soprintendenza che ha cambiato nome ben cinque volte in quindici anni: ogni governo utilizza la nomenclatura che lo rende più sereno; tra etnoantropologici ed attività culturali e turismo, non cambiano solo le carte intestate, ma modificano mail e modalità di invio, che ci vorrebbe una persona dedicata a studiare i motivi reali di questi cambiamenti.
Ciò che non cambia è la burocrazia: propriamente abuso di potere, le pratiche diventano sempre più corpose ed in un mondo ormai digitale, continuiamo a stampare carte e conservarle in archivi che spero verranno studiati fra cento anni per dare risposta alle troppe domande che quotidianamente mi arrovellano.
Ho 46 anni e ora credo sia arrivato il momento per una nuova sfida: scriverò un libro, non sono un autore di romanzi, né uno storico, né un filosofo. Ma ciò che vivo ogni giorno è sicuramente una storia da condividere.



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