NATALE 2023

Una grotta, un sepolcro, una chiesa . . . in quale nuova dimora Gesù tornerà? Natale per noi cristiani é memoriale dell’incarnazione del Figlio di Dio, ma è anche e soprattutto attesa del ritorno di Gesù.
Più di duemila anni fa, il Figlio di Dio non ha trovato una casa dove prendere dimora: è nato tra i pastori, in una capanna, una grotta, luogo dove vivevano solo gli animali ed i reietti della società. Abbiamo costruito case, chiese, conventi, luoghi di devozione, luoghi dove trovare Dio nella nostra società. In duemila anni di cristianesimo abbiamo trasformato il nostro abitare la casa di Dio in una serie di adempimenti: catechesi scolastica, devozione e precetti sono i principali motivi per i quali si crede la Chiesa esista.
I sacramenti, il più delle volte, non vengono richiesti perché si crede nella loro natura, «segni visibili e simboli della grazia invisibile», istituiti da Cristo per la santificazione dei fedeli, ma per “tradizione” o superstizione.
La realtà dell’uomo contemporaneo viene letta da Sergio Belardinelli, sociologo, come quel tempo che “esaltando l’individualismo ha frantumato l’unità del nostro io. Siamo narcisi solitari, senza legami e infelici.”
Il cristiano, immerso in questo tempo, si sente spiazzato.
Nel Vangelo Gesù esorta i suoi discepoli con questa frase: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi, ed io vi darò ristoro”.
In un mondo che terrorizza vivere da cristiani, celebrando l’Eucarestia, aiuta ciascuno a trovare quel luogo di ristoro.
La religione cristiana, in ogni epoca ed anche oggi, rischia però di intrappolare l’uomo in una gabbia dorata: un luogo “sicuro” sì, ma non privo di rischi.
I giovani che vivono la realtà ecclesiale si trovano a confronto con una società che li spiazza: vengono travolti da comportamenti ed esperienze di vita che li affascinano.
Nella casa di Dio si vedono troppe volte costretti, per non dispiacere al parroco di turno o alla famiglia che li vuole vedere cristiani, a suonare una chitarra o fare catechismo, senza nemmeno conoscere pienamente il significato di ciò che insegnano perché non lo vivono.
Molti faticano a trovare nella preghiera e nella quotidiana ordinarietà la presenza di quel Dio che abita il silenzio e infiamma il loro cuore.
Come poter cambiare questa modalità di gestione della casa di Dio? Come preparare veramente un luogo dove far nascere nuovamente Dio?
Se è ancora valido il motto di Sant’Agostino: “Timeo Dominum transeuntem et non revertentem”, “ho paura che il Signore passi e non abbia più a ritornare”, forse bisognerebbe insegnare che Dio vuole abitare in questo modo la nostra quotidianità.
Non è la grotta, né la capanna, né la parrocchia, il luogo del ritorno del Signore, ma la vita di ciascuno che deve aprire gli occhi verso il mondo e allargare il cuore alla vita che soffre, cresce e spera..

25-XII-2023




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