QUANTI ANNI HAI? (1° parte)
Chissà quante volte mi sono sentito rivolgere questa frase, soprattutto da quando sono stato ordinato sacerdote ed avevo solo 31 anni.
A 34 anni ho preso in mano la gestione della ricostruzione post-sisma della Diocesi nella quale sono stato ordinato: gare d’appalto come se fossimo un ente pubblico, riunioni con enti pubblici, ministri e sottosegretari, viaggi a Roma con il Vescovo per parlare di beni da restaurare e chiedere aiuti allo Stato...troppo giovane?
Parroco a 37 anni in una realtà pastorale molto emozionante: d’inverno una sfida, d’estate una realtà che diventava santuario, per l’affluenza dei turisti e delle tante (forse troppe) confessioni o dialoghi spirituali.
Quanti anni hai?
Di certo, per come viviamo la nostra vita, il conoscere l’eta di chi mi sta di fronte mi aiuta a comprendere quanta vita questa persona ha vissuto. Ma ne siamo veramente convinti di questa affermazione?
Un ragazzo di 20 anni, oggi, non viene considerato abbastanza adulto per poter parlare di politica: eppure in Italia ha il diritto di votare anche i rappresentanti del Senato. Ad un ventenne non viene certamente concesso un mutuo bancario, a meno che non abbia oltre che un lavoro stabile almeno le firme dei genitori come garanzia.
Proviamo a fare un salto nel passato, non troppo remoto.
Negli anni ’70 del 1900, un ragazzo a 20 anni si sposava: aveva già un lavoro e, se non aveva ancora una casa di proprietà, con sua moglie affittava un appartamentino, senza lavatrice o lavastoviglie; molte volte il telefono era col duplex e la linea era condivisa con la coppia del piano superiore, anche loro giovani con un futuro ancora da immaginare. Non avevano un televisore in casa e, se erano stati fortunati, gli era stata regalata una radio per le nozze ed ogni sera ascoltavano Bandiera Gialla o Alto gradimento o La Corrida e si addormentavano con un sorriso.
Se avevano un’automobile era sicuramente una Fiat 500, pagata con le cambiali e se andavano in ferie era il più delle volte dai parenti dell’una o dell’altro, sempre se durante l’estate erano restati abbastanza soldi nel conto corrente. Stavano pensando di generare una vita, sognando per quel figlio o figlia una vita migliore di quello che loro non erano riusciti ad avere. Non si preoccupavano troppo del futuro e vivevano un giorno dopo l’altro, senza dover scrivere quello che provavano su di una piattaforma social o dover assolutamente condividere i propri pensieri ed idee sui lavori che il Comune stava facendo per eliminare la linea del filobus o sulla cinta muraria che era per lo più coperta da una montagna di terra ed un bosco non progettato dal servizio «verde urbano». Un ventenne però non poteva votare per eleggere i Senatori: era un compito riservato a chi era più adulto, perché solo dopo i 25 anni si potevano eleggere i rappresentati della camera alta.
Quanti anni hai?...



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