QUANTI ANNI HAI? (2° parte)
Pensando alle mille persone che ho incontrato, alle tante situazioni che mi accadono ogni giorno e parlando con qualcuno di alcune esperienze vissute, mi sono sentito rispondere: «Ma sei sicuro di avere solo 46 anni?».
All’inizio di quest’anno mi sto rendendo conto che invece di chiedermi quanti anni ho, vorrei che la domanda venisse riformulata così:
«Quanti giorni di vita hai pienamente vissuto?».
I giorni della tua vita, non gli anni, sono ciò che importa per identificare le esperienze vissute.
Il tuo futuro non sarà rappresentato da una data di nascita sulla carta d’identità, ma diventerà la sommatoria dei giorni che hai pienamente vissuto.
Se però non vivi il tuo oggi tutto d’un fiato, i giorni passeranno, l’uno dopo l’altro, diventeranno anni, ma non faranno di te una persona con capacità di comprendere la vita.
Ciò che ti identificherà sarà il rimpianto.
Rimpiangere ciò che non sei riuscito a fare, in quel giorno o in quella situazione. Il rimpianto di aver perso del tempo, di non aver vissuto e di vedere che i tuoi anni siano pochi rispetto a quello che ancora dovrà accadere.
Il consiglio che mi sento di darti oggi, giorno in cui inizia un anno nuovo, è di contare i giorni e non gli anni della tua vita: vivi la tua giornata senza perdere tempo.
Ormai tutti abbiamo completato la scuola dell'obbligo, qualcuno ha avuto la fortuna di laurearsi, altri hanno preso due o tre lauree, master, corsi di aggiornamento, ma non è quello il luogo in cui ci siamo veramente spesi. . . A te, universitario, chiedo: mentre eri a lezione e ti sentivi riempire le orecchie e la testa di nozioni, cercavi anche di costruire altro, oltre alla conoscenza di nuove nozioni? Cercavi anche di metterti a confronto con chi a fianco a te faticava a prendere appunti o si rendeva conto di aver sbagliato scelta universitaria? Cercavi di riuscire a metterti in gioco con quel mondo che ti circondava, oppure vivevi in una bolla, dove tutto sembrava funzionare, e lasciavi il mondo fuori da te?
Iniziamo a contare le occasioni che perdiamo, giorno dopo giorno, perché è in quelle giornate che la vita si manifesta in pienezza.
Hic et nunc!
Iesus Christus heri hodie semper! (Gesù Cristo, ieri oggi e sempre!)
L’autore della Lettera agli Ebrei traduce in parole ciò che la prima Chiesa stava vivendo.
Un motto che oggi, 1 gennaio 2024, mi obbliga a valorizzare non le giornate che dovranno venire, i miei progetti, che tante volte non riuscirò a completare, né il rimpianto di ciò che non sono riuscito a vivere, ma ora, oggi, adesso, mentre mi stai leggendo, ti rendi conto che questo tempo è un dono di un Dio che c’era, c’è e ci sarà sempre per te?
Quanti giorni hai veramente vissuto?
Ogni giorno quante persone hai potuto incontrare?
Quante di queste, al di fuori di te stesso, ti hanno trasmesso il desiderio di metterti in gioco con gli altri o la capacità di riuscire a metterti in crisi?
È in queste giornate che costruiamo la nostra esperienza di vita, non tanto nelle scelte ordinate od ordinarie che troppe volte subiamo.
Così mi chiedo, e mi permetto di chiedere a te, all’inizio di quest'anno: quanti giorni hai pienamente vissuto?



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