VIVERE AI CONFINI
Un viaggio, chilometri che ci dividono dal confine tra Italia e Slovenia. Chilometri che sembrano passare in poco tempo: industrie, camion, campagne ben servite, città di fama internazionale, paesi di campagna con insegne al neon, colline, montagne ed infine il mare che nella medesima costa cambia più volte nazionalità.
Dovessi descrivere la mia vita la paragonerei a quell’acqua che si frange su tutti i tipi di terreno... sasso, scoglio, sabbia, ferrovie e luoghi di teatro di massacri. Non ho una nazionalità, ma sento il desiderio di trasformarmi in schiuma, di unirmi a quella manciata di sabbia che serve per creare un braciere per sopravvivere al freddo invernale e che crea nuvole di spruzzi trafitti dalla luce che trasfigura.
Acqua dovrebbe essere il nome di ogni cristiano che ha accolto l’amore donato da Dio. Un Dio che muore per salvare l’umanità intera.
Indosso un abito nella quotidianità, per lasciare un segno: quante volte vorrei essere nudo come l’acqua e farmi dare una forma dal contenitore!
L’esperienza di Trieste, un capannone di oltre 15000mq alla mercé di un'acqua che non dona vita, ma crea disagio a chi, senza nome, cerca un'amicizia che non annusi il disagio di notti in tenda in balìa della natura che fa sentire quanto sia reale la fuga che si ha intrapreso.
Un ballo per dimenticare il disagio e ricercare nella musica la propria identità, un pallone per giocare con persone che non credono nei confini, ma sentono forte l’esigenza di farli sentire ragazzi apprezzati e da conoscere.
Non riesco a dare solo un nome a questi momenti, ma posso descriverli con queste parole che diventeranno Eucarestia, dietro ad un altare di marmo in una qualsiasi chiesa.



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