OMELIA CORPUS DOMINI ANNO B
Carissimi,
questa domenica la Chiesa celebra il Corpus Domini, una solennità che, dopo aver percorso il tempo di Pasqua, diventa un tempo per aiutare ciascun cristiano a comprendere la relazione che esiste fra Eucaristia e Chiesa, fra il Corpo del Signore e il Suo Corpo Mistico che siamo noi.
Il gesuita francese Henri De Lubac al termine del Concilio Vaticano II ha coniato un’espressione che oggi vorrei riproporvi. “L’EUCARISTIA FA LA CHIESA E LA CHIESA FA L’EUCARISTIA”: titolo profetico di chi, solo attraverso l’esperienza con il Corpo che è Cristo, riesce a rendersi conto dei propri limiti e della fragilità della natura umana. Ogni volta che una comunità celebra l’Eucarestia si rende presente il dono di Dio per noi uomini: Suo figlio, che facendosi da noi mangiare, chiede a nostra volta di diventare comunione.
Nelle letture che la Chiesa ci offre troviamo una Parola di speranza.
L’autore della Lettera agli Ebrei conosce bene l’umanità ed il disegno di Dio sull’uomo e ci sollecita nei momenti difficili a renderci conto che “Coloro (cioè noi) che sono stati chiamati ricevono l’eredità eterna che è stata promessa”.
Riceviamo un'eredità, non perché figli di miliardari o perché è stato riconosciuto il nostro impegno lavorativo, ma perché abbiamo saputo rispondere ad una chiamata, la chiamata da parte di Dio.
Un po’ come i primi discepoli: incontrano Gesù, si sentono chiamati e lasciano ogni cosa per seguirlo. L’evangelista Marco oggi ci racconta come Gesù ha insegnato ai discepoli a preparare la Pasqua…
“preparate la cena per noi”
Ogni domenica siamo nella medesima condizione di quei discepoli: dobbiamo preparare la nostra stanza interiore, il nostro spirito, ad accogliere quel dono che è l’Eucarestia.
Riusciamo a renderci conto che per accogliere Gesù dobbiamo fargli spazio, apparecchiare i nostri tempi di noia e sistemare gli spazi bui e lasciare a Lui l’ultima parola?
Nel celebrare l’ultima cena, in quella Parola “prendete e mangiatene tutti” e in quel gesto, Cristo non è diventato solo un pezzo di pane, ma è diventato carità, accoglienza, sostegno, speranza…
Ci ha, ancora una volta, voluto offrire l’unica strada per portare la fede, la speranza e la carità nel mondo: solo vivendo l’Eucarestia, celebrandola, e cibandoci di Cristo possiamo capire come Dio guarda l’uomo, con occhi rinnovati.
Sono parroco da 10 anni e sacerdote da 16 e mi rendo conto che quello che vi ho descritto non è sempre semplice da capire e vivere, ma la Chiesa, da oltre duemila anni, vuole che l’uomo non dimentichi il proprio passato, i propri errori e le proprie conquiste; solo rinnovando il nostro sì ad essere discepoli di Cristo, riusciamo a vivere con Lui le nostre routine o gli eventi che ci turbano.
Senza l’Eucarestia saremmo persi, non troveremmo più il filo che ci lega costantemente a Dio.
Oggi, se davvero sono in comunione con Gesù, devo educare nuovamente ai valori della vita, mettermi anch'io al servizio degli altri, di colori che cercano una nuova vita in altri Paesi: solo con l'aiuto e il sostegno dell'Eucaristia, posso essere un dono per chi vive accanto a me.
Affidiamo al Signore le nostre gioie e le nostre sofferenze e riceviamo il Suo Corpo per diventare membra vive della Chiesa. Sia lodato Gesù Cristo.
questa domenica la Chiesa celebra il Corpus Domini, una solennità che, dopo aver percorso il tempo di Pasqua, diventa un tempo per aiutare ciascun cristiano a comprendere la relazione che esiste fra Eucaristia e Chiesa, fra il Corpo del Signore e il Suo Corpo Mistico che siamo noi.
Il gesuita francese Henri De Lubac al termine del Concilio Vaticano II ha coniato un’espressione che oggi vorrei riproporvi. “L’EUCARISTIA FA LA CHIESA E LA CHIESA FA L’EUCARISTIA”: titolo profetico di chi, solo attraverso l’esperienza con il Corpo che è Cristo, riesce a rendersi conto dei propri limiti e della fragilità della natura umana. Ogni volta che una comunità celebra l’Eucarestia si rende presente il dono di Dio per noi uomini: Suo figlio, che facendosi da noi mangiare, chiede a nostra volta di diventare comunione.
Nelle letture che la Chiesa ci offre troviamo una Parola di speranza.
L’autore della Lettera agli Ebrei conosce bene l’umanità ed il disegno di Dio sull’uomo e ci sollecita nei momenti difficili a renderci conto che “Coloro (cioè noi) che sono stati chiamati ricevono l’eredità eterna che è stata promessa”.
Riceviamo un'eredità, non perché figli di miliardari o perché è stato riconosciuto il nostro impegno lavorativo, ma perché abbiamo saputo rispondere ad una chiamata, la chiamata da parte di Dio.
Un po’ come i primi discepoli: incontrano Gesù, si sentono chiamati e lasciano ogni cosa per seguirlo. L’evangelista Marco oggi ci racconta come Gesù ha insegnato ai discepoli a preparare la Pasqua…
“preparate la cena per noi”
Ogni domenica siamo nella medesima condizione di quei discepoli: dobbiamo preparare la nostra stanza interiore, il nostro spirito, ad accogliere quel dono che è l’Eucarestia.
Riusciamo a renderci conto che per accogliere Gesù dobbiamo fargli spazio, apparecchiare i nostri tempi di noia e sistemare gli spazi bui e lasciare a Lui l’ultima parola?
Nel celebrare l’ultima cena, in quella Parola “prendete e mangiatene tutti” e in quel gesto, Cristo non è diventato solo un pezzo di pane, ma è diventato carità, accoglienza, sostegno, speranza…
Ci ha, ancora una volta, voluto offrire l’unica strada per portare la fede, la speranza e la carità nel mondo: solo vivendo l’Eucarestia, celebrandola, e cibandoci di Cristo possiamo capire come Dio guarda l’uomo, con occhi rinnovati.
Sono parroco da 10 anni e sacerdote da 16 e mi rendo conto che quello che vi ho descritto non è sempre semplice da capire e vivere, ma la Chiesa, da oltre duemila anni, vuole che l’uomo non dimentichi il proprio passato, i propri errori e le proprie conquiste; solo rinnovando il nostro sì ad essere discepoli di Cristo, riusciamo a vivere con Lui le nostre routine o gli eventi che ci turbano.
Senza l’Eucarestia saremmo persi, non troveremmo più il filo che ci lega costantemente a Dio.
Oggi, se davvero sono in comunione con Gesù, devo educare nuovamente ai valori della vita, mettermi anch'io al servizio degli altri, di colori che cercano una nuova vita in altri Paesi: solo con l'aiuto e il sostegno dell'Eucaristia, posso essere un dono per chi vive accanto a me.
Affidiamo al Signore le nostre gioie e le nostre sofferenze e riceviamo il Suo Corpo per diventare membra vive della Chiesa. Sia lodato Gesù Cristo.


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