UNA SPLENDIDA GIORNATA

“Una splendida giornata
Straviziata, stravissuta, 
senza tregua 
Una splendida giornata 
Sempre con il cuore in gola fino a sera
Finché la sera non arriverà." 
Questo il testo di una canzone che molte estati fa era in voga e che, visti i concerti di Vasco Rossi, continua ad essere suonata.
Ma cosa rende splendida la mia giornata?
Al termine di un giorno ripenso alle mille cose che mi accadono: incontri fortuiti, riunioni programmate, decreti e autorizzazioni da scrivere, richieste di dialoghi con giovani o meno della parrocchia, momenti di preghiera che il più delle volte sono ritagliati tra un impegno e l’altro.
Mi accorgo che lo splendore della mia giornata non sempre mi è evidente.
Sono più le lamentele dei ringraziamenti, sono più i mal di pancia che i momenti di gioia.
Se per pensare di vivere bene devo sognare un mondo ideale, allora sono certo non sto costruendo quello che Gesù indica come il "Regno dei cieli” qui e ora.
Sì, perché l’avventura che mi sono sentito proporre e che ho accolto con fermezza e curiosità: diventare sacerdote per questa umanità, troppe volte mi sembra che si completi in alcuni compiti da assolvere e molte richieste, viziate ognuna dall’idea personale che si ha del prete, da dover realizzare.
È vero, l’uomo ha bisogno del riposo, ma è vero anche che l’uomo nella sua giornata dovrebbe riuscire a completare quello che Dio ha realizzato in una settimana. Guardare il cielo, la terra, gli esseri viventi, le relazioni che posso costruire o demolire come un segno della Sua presenza nel buio e nella notte, nel giorno più radioso e nel temporale più impetuoso. Solo così mi renderò conto che ogni giornata “è cosa buona e giusta.”
Il Libro della Genesi conclude i giorni della creazione con la frase “e fu sera e fu mattina”: una vita in divenire, non statica.
Una giornata da costruire e non già programmata, una possibilità di trasformare giorno dopo giorno in un’avventura e non solo una routine stanca e meccanica da dover vivere, subendola. E allora chiedo a me e a voi: come posso cercare di rendere ogni giornata un’esperienza “sempre con il cuore in gola fino a sera”?
Non voglio rifugiarmi in stereotipi né banalizzare la risposta a questa domanda perché ognuno di noi avrà trovato le situazioni migliori per vivere e apprezzare tutto ciò che il tempo ci offre. Ma vorrei sollecitare la mia vita e la vostra a non accontentarsi mai. A non dire “ho fatto il mio dovere e basta”, a non cercare di rincorrere il consenso della gente che ci circonda o gli allori che il mondo ci propone, ma a essere sempre io, con i miei pregi e difetti, dentro quella giornata che in me trova senso se riconosco la mia capacità di creare cose buone e capaci di emozionarmi.
Che sia per me e per voi una splendida giornata ogni giorno, perché alla fine del tempo, tirando le somme della vita, possiamo insieme affermare: “e fu sera e fu mattina.”

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