BUON NATALE
A Betlemme, dove nasce Gesù, il clima è mediterraneo, eppure spesso lo immaginiamo tra montagne innevate, pini altoatesini e bacche di vischio. Gli manca solo lo skipass per raggiungere la grotta con l’ovovia riscaldata! Forse, più che celebrare il Natale, lo abbiamo commercializzato.
Eppure, nel primo Natale, Dio sceglie di entrare nella storia non con gli addobbi, ma con il silenzio e la povertà. Si incarna in un bambino, in un luogo inospitale, in una famiglia senza un nome importante. Una madre vergine additata come una peccatrice e un padre che si affida più a Dio che alle apparenze.
Attorno a quella grotta non c’erano turisti o curiosi, ma pastori: uomini ai margini, ladri e assassini, coloro che la società considerava indegni e da escludere. E poi c’erano i sapienti d’Oriente, uomini in cerca di verità, disposti a viaggiare per incontrare qualcosa che non avevano mai visto, ma che il loro cuore desiderava.
Gesù nasce in un Paese in guerra. La sua venuta scuote i potenti di allora, eppure gli angeli proclamano: “Pace in terra”. Non una pace costruita con le armi o le strategie, ma una pace che nasce da un bambino, fragile e bisognoso di tutto, che si fida del cuore umano.
Questo è il Natale che celebriamo: un Dio che entra nel nostro mondo così com’è, con i suoi limiti, i suoi conflitti, i suoi peccati. Un Dio che non ci aspetta perfetti, ma ci chiama a seguirlo, a riconoscerlo nel volto di chi soffre, di chi è solo, di chi è ai margini.
Quest’anno, facciamo uno sforzo: torniamo a Betlemme. Non quella dei nostri presepi idealizzati, ma quella vera, povera e scomoda. E lì, davanti a quel Bambino, lasciamo cadere tutte le nostre maschere e i nostri orpelli. Lui è venuto per noi, così come siamo.
Buon Natale!



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