LA PREGHIERA: UN DIALOGO SILENZIOSO CON DIO
Sono nato 48 anni fa in una famiglia cattolica, dove la preghiera è stata un insegnamento prezioso fin dall’infanzia. Dai genitori alla nonna, dalle scuole cattoliche ai momenti vissuti in comunità, pregare sembrava essere una forma naturale di espressione personale. Tuttavia, col tempo ho compreso che la vera preghiera non è semplicemente ripetere formule imparate, ma un dialogo aperto con Dio, un incontro vivo e autentico con la Sua Parola.
Crescendo, ho scoperto che la preghiera è diventata un punto fermo nella mia esistenza. Anche nei periodi in cui vivevo esperienze apparentemente lontane dalla vita religiosa, essa rimaneva un rifugio sicuro, un luogo di incontro dove poter riconnettermi con Dio. Ricordo con nostalgia i momenti in cui, a 18 anni, mi fermavo nella chiesa di Sant’Agnese prima delle lezioni di scuola guida, partecipando al fioretto mariano. Era una preghiera che mi accompagnava fin dall’infanzia, quando la recitavo nella grotta della Madonna di Lourdes alla scuola del Sacro Cuore.
Oggi questa mia storia di preghiera si intreccia con una realtà molto diversa. Bambini e famiglie si avvicinano alla parrocchia non solo per iniziare un cammino di catechesi: spesso ci sono bambini che non hanno ricevuto il Battesimo e chiedono comunque di partecipare agli incontri, altri frequentano gli spazi della parrocchia per feste di compleanno o eventi comunitari. E, vedendo un prete che li saluta e gioca con loro alla corda, si domandano cosa faccia davvero, nella vita, un presbitero.
L’esperienza più bella è stata alla fine del mese di Maggio.
Con i catechisti dei più piccoli (0-6 anni e 1ª-2ª elementare), avevamo organizzato un Rosario all’aperto, sul piazzale della chiesa. Nelle sale e nel campetto era in corso una festa di compleanno di bambini di seconda elementare. Stavano giocando e inizialmente non ho avuto il coraggio di invitarli a pregare. Sono state le catechiste, che sono anche mamme, a fare un tentativo: hanno provato a coinvolgerli e, vederne dodici rispondere con entusiasmo all’invito di recitare dieci Ave Maria, pur senza comprenderne forse appieno il significato, è stato spiazzante e commovente.
Molti non conoscevano le preghiere, ma, grazie a un piccolo foglietto pensato apposta per loro, si sono messi in gioco e siamo riusciti a recitare insieme dieci Ave Maria.
Il momento più toccante è stato vedere una bambina, troppo piccola per leggere, farsi suggerire le parole all’orecchio dalla sorella maggiore e ripeterle timidamente. In quell’istante ho colto tutta l’essenza delle parole di Gesù: “Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.” (Mt 6,6)
La preghiera non deve essere una dimostrazione pubblica, ma un sussurro intimo, un incontro sincero con Dio nel silenzio del nostro cuore.
La nostra preghiera non deve essere urlata né esibita, ma diventare quel luogo dell’anima dove intercettiamo il disegno d’amore che Dio ha per ciascuno di noi. È in questo dialogo silenzioso che troviamo la vera essenza della nostra esistenza, trasformando ogni momento in un dono da vivere e non da subire.



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