DIVENTARE UN GRINCH (senza volerlo)
C’è stato un tempo in cui sorridere mi sembrava quasi una missione.
Non per finta, non per abitudine, ma per scelta.
Perché in un mondo che fa del lamento il suo linguaggio quotidiano, provare ad alzare lo sguardo, a vedere il bene, a scegliere di credere ancora nella bellezza delle relazioni, sembrava un atto rivoluzionario.
E forse lo era.
Negli anni mi sono aggrappato a quel sorriso come a un timone: mi ha aiutato a non cedere, a non diventare troppo acido, a non restituire al mondo la stessa stanchezza e rabbia che a volte ricevevo.
Ho scelto di non diventare “uno dei tanti”.
Di non ridurmi a vivere con la perenne percezione del bicchiere mezzo vuoto.
Ma ultimamente, lo confesso, fatico.
Fatico a credere che basti il sorriso per scalfire certi muri di indifferenza, certe incomprensioni che sembrano diventate normalità. Fatico a tenermi in piedi quando il mio esserci viene letto come un’assenza, solo perché non rispondo al telefono in tempo reale.
Quando la mia disponibilità ad ascoltare una persona viene usata da altri per dire che “non ci sono mai”.
Mi capita di sentirmi “fuori luogo” anche nella relazione.
Troppo vecchio per i giovani, troppo diretto per chi preferisce non affrontare.
Troppo presente per chi cerca solo una figura formale, troppo imperfetto per chi si aspetta il prete santo da calendario. Insomma, a volte mi sento un Grinch...non per disprezzo, ma per delusione. Non perché non ami, ma perché mi ritrovo a difendermi dalla fatica di amare sempre.
Il mondo corre, parla solo per hashtag e notifiche. La comunicazione è diventata istantanea, ma la comprensione? Sempre più lontana. Le generazioni non si parlano più: si sfiorano, si giudicano, si osservano da lontano con sospetto. Dialogare è faticoso. Ascoltare richiede tempo. Comprendere costa.
E allora nasce il dubbio: a cosa serve essere “diversi”?
Essere quelli che sorridono ancora, che sperano ancora, che ci provano ancora? Serve davvero?
La risposta, per quanto nascosta dietro la nebbia di certe giornate grigie, è SÌ. Serve.
Perché se smettiamo anche noi di credere che il bene abbia una voce, chi la farà sentire?
Se rinunciamo anche noi al sorriso, chi sarà segno di fiducia in mezzo al buio?
Se ci arrendiamo anche noi, chi ricorderà al mondo che vale ancora la pena amare?
Sì, a volte si diventa un po’ Grinch. Per stanchezza, per delusione, per difesa. Ma il cuore – se è allenato al Vangelo – sa tornare a battere nel giusto ritmo. E sa che anche nei giorni più duri, anche quando gli altri non vedono, non capiscono, non ringraziano, noi non siamo soli. Qualcuno continua a camminare con noi. E ci ricorda che il sorriso – quello vero – è un seme. Forse oggi sembra non dare frutto, ma un giorno, in un cuore che nemmeno ci aspettiamo, potrà sbocciare.
E allora sì, anche oggi, nonostante tutto...continuo a scegliere di sorridere.



Grazie don per condividere con noi le tue sensazioni, il tuo essere, la tua vita . È come continuare a vedersi e condividere ancora pezzi di vita insieme oltre la lontananza. Ti abbraccio sempre con affetto, manchi tanto
RispondiEliminaGaetano