La favola della Chiesa protetta dagli Angeli
C’era una volta, in un piccolo paese chiamato Vigarano Mainarda, una chiesa molto antica. Le sue mura raccontavano storie di battesimi, di canti festosi e di preghiere sussurrate nel silenzio del cuore. Ogni mattina, al primo rintocco di campana, sembrava che il cielo si abbassasse un po’ per ascoltare le voci di chi entrava a pregare.
Ma un giorno, la terra cominciò a tremare. Era il 20 maggio del 2012.
Un boato profondo si levò e, in un attimo, la facciata della chiesa si squarciò: una crepa larga più di cinquanta centimetri tagliò il volto della casa di Dio come una ferita improvvisa. Gli abitanti del paese, con il cuore stretto, pensarono che fosse la fine. “Non si potrà mai recuperare”, dicevano, abbassando lo sguardo con tristezza.
Quello che però nessuno sapeva era che, proprio dentro quella chiesa, vivevano da sempre degli angeli silenziosi. Non li vedeva nessuno, ma c’erano. Vegliavano sulla chiesa come fanno le rondini col nido: con pazienza, tenerezza e attenzione. E quando la crepa si aprì, quegli angeli si misero subito al lavoro. Cercarono di proteggere ciò che restava, si sporcarono di polvere, si coprirono di ombra. I loro volti, un tempo radiosi, si fecero scuri. Il dolore della gente li aveva resi tristi.
Passarono gli anni. Il tempo, con la sua lentezza, sembrava aver dimenticato quella piccola chiesa ferita.
Poi, un giorno, arrivarono degli uomini e delle donne con caschetti gialli, pennelli, malta e sogni. Erano restauratori. Guardavano la chiesa come si guarda una nonna che ha bisogno di cure ma che ha ancora tanto da raccontare. Cominciarono a lavorare con rispetto e passione. Ogni pietra ripulita, ogni intonaco sistemato, ogni finestra aggiustata era come una carezza.
Gli angeli, dapprima sorpresi, cominciarono a sorridere. A ogni tocco di luce, i loro volti tornavano a brillare. Le ombre sparivano pian piano. E successe una cosa curiosa.
C’era, tra tutti, un angelo un po’ più burlone degli altri. Quando vide che ormai la chiesa stava tornando a splendere, non riuscì a trattenere la gioia. Fece l’occhiolino.
Sì, proprio così.
Un giorno, mentre il sole filtrava dalle nuove vetrate e la chiesa si preparava a riaprire le sue porte, un bambino, entrando, guardò in alto e disse alla mamma:“Guarda! C’è un angelo che mi fa l’occhiolino!”
La mamma sorrise, pensando fosse un gioco. Ma poi lo vide anche lei.
E da allora, chi entra nella chiesa di Vigarano Mainarda e sa guardare con gli occhi della meraviglia, riesce a vederlo davvero: quell’angelo che, nascosto tra i decori, strizza l’occhio a chi ha fede, a chi spera, e a chi crede che anche le ferite più profonde possono essere guarite.
Perché, come in ogni favola vera, c’è sempre un lieto fine.
E questo è solo l’inizio.
don Stefano Zanella, 15 giugno 2025



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