NON BASTA FARE LA CARITÀ, SIAMO CHIAMATI AD ESSERE CARITÀ!
Viviamo in un mondo che, pur tra mille contraddizioni, sa ancora commuoversi davanti al bisogno altrui. Ed è bello vedere gesti di generosità, mani che si tendono, offerte che si raccolgono. Ma c’è un punto su cui vale la pena riflettere: non basta fare la carità, siamo chiamati ad essere carità.
La differenza non è solo linguistica, è una questione di cuore, di stile di vita, di fede incarnata. Fare la carità può essere un gesto, un momento, un’azione magari perfino sporadica e slegata dal resto della nostra vita. Essere carità, invece, significa adottare uno sguardo, un atteggiamento, un modo di essere nei confronti dell’altro che nasce dalla consapevolezza che ogni persona porta in sé il volto di Cristo.
La Chiesa, in questo senso, non ha mai promosso un’assistenza fine a se stessa. Non si tratta di calmare le coscienze dando qualcosa a chi è in difficoltà e poi voltare pagina. Il Vangelo ci chiede di camminare insieme con chi ha fame, freddo, bisogno di lavoro o di una casa. Non bastano le mance spirituali: servono relazioni, dignità, giustizia.
Papa Francesco ce lo ha ricordato spesso: la carità che si limita a dare senza coinvolgersi rischia di essere filantropia e non amore cristiano.
È troppo poco portare un pacco alimentare, se poi non ci si ferma ad ascoltare, a condividere un sorriso, a costruire una possibilità nuova.
Ecco allora che il vero impegno della Chiesa non è semplicemente “dare”, ma promuovere la persona. Certo, si offrono vestiti, cibo, aiuti immediati, ma sempre con l’obiettivo di rialzare, non di mantenere in piedi una forma moderna di dipendenza o di assistenzialismo. La carità evangelica è liberante, non umiliante.
Essere carità significa vivere la logica del Buon Samaritano: non solo fasciare le ferite, ma anche cambiare strada, cambiare passo, cambiare stile. È accorgerci dell’altro. È domandarci, ogni giorno: sto facendo del bene o sto diventando bene?
Ecco il cuore della missione: non solo sostenere chi è nel bisogno, ma diventare prossimità, farsi carico dell’altro, metterlo al centro, come fratello, come sorella, non come destinatario delle nostre briciole.
Solo così la carità non sarà più un gesto da aggiungere alla nostra agenda, ma la forma del nostro essere cristiani.



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