Fra molti anni, cosa sarà della fede cattolica?

Fra molti anni, cosa sarà della religione cattolica, della fede in Gesù Cristo?
È una domanda che mi accompagna spesso, forse con un po’ di inquietudine, ma anche con il desiderio di guardare avanti.
Se penso a questi duemila anni di storia, mi rendo conto che il cristianesimo ha plasmato intere civiltà. Non sempre le cose sono andate come avremmo sperato: il mondo di oggi non è certo il riflesso perfetto dei valori evangelici. Eppure, non possiamo negare che in molte culture la radice cristiana abbia dato forma a istituzioni, leggi, gesti quotidiani, modi di vivere e di pensare che ancora respirano di Vangelo, anche se non sempre ce ne accorgiamo.
E allora mi chiedo: se la percentuale dei cristiani nel mondo sembra ridursi, se la Chiesa non appare più come la realtà trainante di intere città, se tante persone vivono senza riferimento esplicito a Cristo… dove andremo a finire?
Camminando in questi giorni tra i paesini di montagna, mi sono accorto di un dettaglio che mi ha colpito: le edicole votive. Piccole nicchie con dentro una Madonna, un santo, un lumino, qualche fiore. Quasi un contrappunto lungo i sentieri, ai crocevia, sui passi. Segni semplici, discreti, ma che continuano a dire "Qui c’è stata una fede", "Qui qualcuno ha creduto che Dio non fosse lontano", "Qui qualcuno ha voluto lasciare un segno che parlasse agli altri".
Mi sono chiesto se non sia proprio questo il futuro: una fede meno di massa e più “di traccia”, meno appariscente e più silenziosa. Forse il cristianesimo, fra molti anni, non sarà più la grande struttura che ha dominato la storia, ma tornerà ad essere una sorgente nascosta, capace però di alimentare chi avrà sete. Forse resterà come un’edicola lungo la strada: non imponente, ma sempre lì, a ricordare che Dio abita i nostri cammini.
Quello che non vorrei, però, è smarrire lo spirito missionario che ha fatto nascere la Chiesa. Quel fuoco che ha spinto uomini e donne a lasciare tutto per annunciare Cristo, a farsi conquistare da Lui e a desiderare che anche altri lo incontrassero. Senza quello, rischiamo davvero di ridurci a un ricordo nostalgico, a un’immagine imbalsamata dietro un vetro.
Io spero, invece, di continuare a far parte di quella fede viva che, anche se piccola, anche se controcorrente, è capace di cambiare il cuore delle persone. Perché non basta guardare un’edicola, bisogna essere noi, con la nostra vita, quelle edicole viventi che parlano di Cristo, senza paura e senza vergogna.

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