Vivere di corsa o vivere davvero?

Ogni giorno siamo chiamati a fare scelte, spesso rapide, a volte impulsive, quasi sempre sotto pressione. Non si tratta solo delle grandi decisioni, ma anche di quelle piccole del quotidiano, che sommate insieme ci travolgono. 
Anch’io mi sono accorto di essere caduto in questa trappola. Pensavo che, diventando uomo di fede e di Chiesa, avrei trovato più tranquillità, più pace interiore, più tempo per respirare e ascoltare. In effetti l’incontro con Dio e la spiritualità donano pace, ma la realtà della vita concreta sembra correre molto più in fretta. 
La mia organizzazione quotidiana, a volte, è peggio di quella di un dirigente d’azienda. Gestire relazioni, comunità, progetti, persone, richieste continue… diventa un intreccio faticoso, a tratti caotico. E allora mi domando: dove finisce la pace promessa dal Vangelo? 
Il problema di fondo è che tutti corriamo. Corriamo perché il tempo sembra sempre troppo poco. E quando finalmente qualcosa ci costringe a fermarci, non sappiamo più come si fa: il silenzio ci spaventa, il vuoto ci mette ansia. Così, appena ripartiamo, ci ritroviamo di nuovo a rincorrere il tempo perso. 
Forse la vera sfida non è fare più cose in meno tempo, ma cambiare il nostro rapporto con il tempo stesso. Dobbiamo dare uno “svuoto” a questa società frenetica, imparare ad alleggerire le agende e riempire i cuori. 
La domanda che resta è semplice ma radicale: vogliamo davvero continuare a vivere di corsa o desideriamo, finalmente, vivere davvero?

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