UN INCONTRO IMPREVISTO CON DIO
Ne sono convinto ancora di più dopo questa mattina.
Ero in attesa degli operai che dovevano sistemare delle condutture in parrocchia. Tra il freddo e una macchina parcheggiata male, con un po’ di fatica chiedo di spostarla e ricevo una risposta piccata. Poco dopo, tante persone che mi salutano, altre che si fermano, diverse telefonate da gestire. Ma… e la mia preghiera?
Ho sempre pensato che pregare non significhi solo recitare formule, ma mettersi in ascolto di quello che Dio ti mostra nel quotidiano.
E oggi la mia preghiera ha preso il volto di un operaio del Mali: mentre lavorava, nei suoi orari stabiliti, si fermava e pregava il suo Dio.
In quel momento ho aperto il cellulare, ho preso in mano il breviario e ho recitato l’Ora Terza. Non era programmato: era un incontro, quasi “casuale”, che però casuale non è. Era un richiamo del Signore a fermarmi, a rivedere i ritmi della mia giornata e della mia vita.
Come cristiani spesso diciamo che Dio lo si incontra nella quotidianità. Eppure siamo i primi a faticare a fermarci anche solo qualche minuto per una preghiera. A volte rischiamo di non assecondare il Vangelo e di lasciarci immergere completamente nel mondo, dimenticando di essere nel mondo ma non del mondo.
Io per primo, che ho scelto di servire Cristo nella quotidianità di una comunità parrocchiale, mi sento interpellato da questo segno. E mi chiedo: che cosa mi avrà voluto insegnare oggi quel Dio che tante volte nemmeno nomino?


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