Natale: accogliere per lasciarsi interrogare

Omelia del giorno di Natale
Natale non è solo il ricordo di una nascita, ma l’irruzione di Dio nella nostra storia così com’è.
Non arriva quando tutto è pronto, ordinato, pulito.
Arriva quando non c’è posto, quando la porta è chiusa, quando la vita è già piena.
Il Vangelo di oggi ci mette davanti a una domanda semplice e scomoda: c’è spazio per Dio dentro le nostre vite?
Gesù nasce in una mangiatoia, nel luogo più essenziale e fragile.
È una scelta che ci interroga ancora oggi:
- Dio non chiede ambienti perfetti, ma cuori disponibili.
- Non cerca grandi strutture, ma relazioni vere.
- Non si impone, ma si offre.
Qui entra in gioco la nostra spiritualità cristiana, che non è fuga dal mondo ma capacità di stare dentro la realtà con uno sguardo nuovo. 
Accogliere Dio significa imparare ad accogliere la vita, gli altri, il creato, così come sono: imperfetti, feriti, ma abitati da una promessa.
C’è anche un’ecologia profonda in questo Natale.
Ecologia non è solo prendersi cura dell’ambiente, ma custodire ciò che è fragile: le relazioni, le parole, il tempo, la fiducia, la speranza.
La mangiatoia ci ricorda che ciò che è essenziale è spesso piccolo, silenzioso, trascurato.
Il Natale allora non ci chiede grandi emozioni, ma una disponibilità:
lasciarci interrogare da un Dio che nasce povero, che si affida alle mani di Maria e Giuseppe, che continua a bussare alle porte della nostra quotidianità.
In questa Eucaristia chiediamo la grazia di non passare oltre, di non essere troppo pieni di noi stessi, di avere il coraggio di fare spazio.
Perché dove c’è accoglienza, lì Dio continua a nascere.
E dove Dio nasce, qualcosa di nuovo può sempre ricominciare.

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