Omelia Sacra Famiglia 2025
Le letture di oggi sulla Santa Famiglia ci mettono davanti a una scena tutt’altro che idilliaca. Non c’è la famiglia del Mulino Bianco. C’è una famiglia concreta, fragile, esposta, che deve scappare, perdere punti di riferimento, riorganizzarsi. Giuseppe che in silenzio obbedisce, Maria che custodisce nel cuore senza comprendere tutto, Gesù che cresce “in sapienza, età e grazia” dentro una casa normale. Dio ha scelto di abitare lì. Non in un tempio perfetto, ma in una famiglia reale.
E qui nasce la prima provocazione.
La famiglia oggi è un luogo strano:chi può viverla, spesso la svaluta, la svuota, la riduce a contratto, a incastro logistico, a somma di individualismi, li possiamo chiamare sposati-scapoli;
chi non può averla, a volte la idealizza, senza rendersi conto che una famiglia non è solo il cognome condiviso o la foto di Natale, ma è soprattutto fatica quotidiana, perdono, limiti, relazioni che non puoi spegnere quando sei stanco.
La famiglia è il luogo nel quale viviamo le relazioni che ci costruiscono, l’essere umano è (esiste) solo se è in relazione, senza relazioni reali nel qui ed ora la persona svanisce. La divinità stessa per poter dire l’amore ha bisogno di due persone in relazione: allora l’amore si può dire.
La famiglia non è un’idea: è un’esperienza. E Dio ha deciso di stare lì dentro.
Abitare l’esperienza familiare è un dono che Dio fa all’umanità, e la Chiesa – nei secoli – ha avuto il coraggio di dire che questo dono è sacramento.
Nella relazione di coppia il Cristo può essere presente davvero. Ma non per magia. Non automaticamente. La sua presenza è proporzionata alla fede, alla scelta, alla disponibilità di quella famiglia a lasciarsi abitare.
E allora la domanda diventa inevitabile, e un po’ scomoda: le nostre famiglie oggi riescono ad evangelizzare? Riescono a dire qualcosa di bello, di vero, di gioioso al mondo?
Sono davvero diventate solo un luogo sterile, schiacciato tra burocrazie statali, diritti rivendicati, doveri subiti e relazioni vissute al minimo indispensabile?
La Santa Famiglia non è un modello da copiare, ma una provocazione da accogliere. Dice che Dio non ha paura delle nostre case imperfette.
Ma chiede spazio. Chiede tempo. Chiede fiducia.
Forse il problema non è che la famiglia non funziona più. Forse ci siamo lasciati abbagliare dal mito della perfezione per cui le cose o sono perfette o non sono, e invece non è così, la nostra umanità è imperfetta ed ha bisogno di essere toccata dalla presenza di Gesù. Forse il problema è che non crediamo più che Dio possa abitarla davvero ma sappiamo che non è così.
E allora oggi non celebriamo la famiglia “come dovrebbe essere”, ma la famiglia come luogo possibile di Vangelo. Con tutte le sue fatiche. Con tutte le sue crepe. Perché è proprio lì, a fianco della fragilità degli uomini, che Dio continua a scegliere di venire ad abitare. Riusciremo a tornare ad evangelizzare se torneremo ad essere quello che siamo chiamati ad essere: comunità e famiglie in relazione. Le relazioni non sono la fine ma l’inizio. Sono l’esercizio quotidiano di apertura della mente e del cuore.


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