Battesimo di Gesù

Ci sono parole del Vangelo che fanno male, perché non sono generiche, non sono spirituali in astratto: sono chirurgiche. 
Una di queste è quando Gesù, e gli evangelisti con lui, dicono senza tanti giri di parole: avete il cuore indurito. 
Non dite che non capite perché siete ignoranti, non perché vi mancano spiegazioni, ma perché il cuore è diventato duro. E un cuore duro non accoglie, non si lascia toccare, non si lascia cambiare. 
Oggi celebriamo il Battesimo di Gesù. E paradossalmente è una delle feste più dirompenti del Vangelo, e allo stesso tempo una delle più addomesticate dalla Chiesa. Perché il Battesimo di Gesù è uno scandalo: il Figlio di Dio che entra nella fila dei peccatori, che non rivendica privilegi, che non si pone sopra, ma dentro la storia, dentro l’acqua sporca dell’umanità. 
È lì che il cielo si apre. Non nel tempio, non nel sacrificio perfetto, ma dentro un gesto umile e disarmante. 
Eppure, dopo duemila anni, facciamo fatica a comprenderlo davvero. Abbiamo trasformato il battesimo in un rito di passaggio, in una pratica sociale, in qualcosa che “si fa perché si è sempre fatto”. Lo abbiamo legato all’infanzia, come se fosse una cosa da archiviare presto, prima che uno diventi grande e inizi a farsi domande serie. 
Come se il battesimo fosse un atto che riguarda il passato e non una forza che sconvolge il presente. 
Ma il battesimo non è una benedizione carina per stare tranquilli. È una immersione. È lasciarsi affondare nella vita di Dio. È accettare che da quel momento non siamo più solo figli di una storia umana, ma generati da Dio. 
E questo fa paura. Perché se Dio ci genera davvero, allora non siamo più noi a decidere tutto. Non siamo più noi a stabilire come deve essere Dio, quando deve intervenire, come deve risolvere i nostri problemi. 
La Chiesa – diciamolo con onestà – ha spesso un cuore indurito. Continua ad annunciare un messaggio dirompente, ma poi fa fatica a viverlo fino in fondo. 
Annuncia che nel battesimo entriamo nella vita eterna, ma poi lo riduce a una firma su un registro. 
Annuncia che lo Spirito continua a generare, ma poi si spaventa quando lo Spirito rompe gli schemi, cambia le priorità, mette in crisi le sicurezze. 
E allora la domanda di oggi non è rivolta solo ai genitori che chiedono il battesimo per i figli. È rivolta a tutti noi. 
Siamo pronti a lasciarci generare da Dio? 
Oppure vogliamo un Dio che si generi come lo vogliamo noi: comodo, prevedibile, silenzioso, educato, che non disturba troppo la nostra vita? 
Nel battesimo Gesù non cambia Dio: cambia il nostro modo di stare davanti a Dio. Ci dice che l’eternità non è un premio futuro, ma una vita che comincia ora. Che lo Spirito non è un ricordo, ma una forza che continua a creare. 
E che solo un cuore di carne, non indurito, può accorgersene. 
Il Vangelo oggi ci chiede proprio questo: di smettere di difenderci da Dio. Di lasciare che quell’acqua, che abbiamo ricevuto una volta, torni a bagnarci il cuore. 
Perché il problema non è se Dio continua ad agire. Il problema è se noi siamo ancora disposti a lasciarlo fare.

Commenti

Post più popolari