EPIFANIA - LA FESTA DELLO SGUARDO

L’Epifania è la festa di uno sguardo che si incrocia. È la festa di uomini che arrivano da lontano perché hanno visto qualcosa: una stella.

Ma soprattutto è la festa di un Dio che si lascia vedere.

I Magi non parlano, non fanno prediche, non spiegano nulla. Guardano. Alzano gli occhi. Seguono.

E già qui c’è una prima domanda per noi: dove va il nostro sguardo?

Siamo capaci ancora di alzarlo, o lo teniamo sempre basso, incollato alle urgenze, ai problemi, alle delusioni?

I Magi guardano il cielo, ma non si fermano al cielo. Perché lo sguardo vero non è evasione: è ricerca. E infatti arrivano fino a Gerusalemme… e lì lo sguardo si confonde. Erode vede, ma non riconosce. I dottori della Legge sanno, ma non si muovono. Solo chi si lascia inquietare dallo sguardo continua il cammino.

E poi accade l’imprevisto: quando entrano nella casa, vedono un bambino.

Niente troni. Niente potere. Niente spettacolo.

Un bambino con sua madre. Punto.

Ed è lì che lo sguardo cambia tutto.

Perché Dio non si impone allo sguardo: si affida allo sguardo. Si lascia guardare come un bambino che, prima ancora di parlare, sembra dirti: “Ti vedo. So chi sei. So da dove vieni.”

Ecco l’Epifania: non siamo noi i primi a cercare Dio, è Dio che ci guarda per primo.

Noi spesso diciamo: “Dio non mi vede”, “sono invisibile”, “nessuno si accorge di me”.

L’Epifania risponde così: ti vedo.

Ti vede Dio, anche quando tu non riesci più a vederti. Ti vede nei tuoi viaggi sbagliati, nelle stelle che hai inseguito e non ti hanno portato dove pensavi.

Ti vede nelle ginocchia piegate, nei doni poveri che hai in mano.

E allora anche i Magi fanno l’unica cosa possibile: si prostrano. Non per paura, ma perché finalmente si sentono visti. E quando qualcuno ti vede davvero, non hai più bisogno di difenderti.

Fratelli e sorelle, l’Epifania ci consegna una missione semplice e scomoda: imparare a guardare come Dio guarda.

Uno sguardo che non giudica, che non cataloga, che non scarta.

Uno sguardo che dice all’altro, anche senza parole: “ti vedo, e per me esisti.”

Forse oggi il regalo più grande che possiamo fare al mondo non è fare di più, ma guardare meglio.

Perché ogni volta che uno sguardo diventa amore, Dio si manifesta di nuovo.

E questa è la vera Epifania.

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