COME STATE?

Carissimi,
vorrei raggiungervi con queste righe, quasi come una parola detta all’uscita della Messa o durante un incontro tra amici, perché la vita della nostra parrocchia non e fatta prima di tutto di programmi o di iniziative, ma delle persone che ogni giorno la abitano, la attraversano, la rendono viva.
La nostra comunità continua ad esistere e a respirare grazie a ciascuno di voi: a chi serve in modo visibile e a chi lo fa nel silenzio, a chi ha tempo da offrire e a chi porta soprattutto la propria preghiera, a chi riesce a fare molto e a chi, in questo momento della vita, può fare solo poco.
Tutto ha valore.
Tutto è necessario.
Per questo l’invito che desidero rivolgervi è importante: continuate a tenere viva la nostra parrocchia, ognuno secondo le proprie possibilità e capacità, senza mai sentirvi giudicati dagli altri.
Il giudizio non viene da Dio.
Spesso nasce invece dalla nostra fatica a volerci bene davvero o dall’illusione che criticare possa aiutare qualcuno a crescere.
In realtà, ciò che fa crescere una comunità
non è il giudizio, ma l’ascolto;
non è la distanza, ma il perdono;
non è il sospetto, ma la fiducia reciproca.
Dio continua ogni giorno ad attraversare la nostra parrocchia.
Lo fa nei volti che incontriamo, nelle fragilità che bussano alla porta, nelle relazioni semplici e vere che nascono tra noi.
È già presente nel nostro oggi e chiede solo di essere riconosciuto attraverso gesti concreti di carità e di attenzione agli altri.

Per questo, a partire da questa domenica, in chiesa troverete un cesto per la raccolta di generi alimentari a lunga conservazione. Sarà un segno semplice ma reale di condivisione, per sostenere le tante persone e famiglie che sempre più spesso vengono a chiedere aiuto alla nostra porta.
Ognuno potrà contribuire come desidera e come può: anche un piccolo gesto diventa grande quando nasce dal cuore.
Vorrei poi condividere con voi un’esortazione che sento particolarmente importante.
La vita della comunità non può dipendere solo da decisioni che “piovono dall’alto”.
La Chiesa vive davvero quando ciascuno si sente corresponsabile.
Non spettatori, ma partecipi.
Non deleganti, ma coinvolti.
Essere Chiesa significa assumersi ogni giorno, nel proprio piccolo, la responsabilità della fede e della carità: nella disponibilità a dare una mano, nel proporre idee, nel prendersi cura degli altri, nel costruire relazioni buone.
La comunità cresce quando ciascuno dice interiormente: anche io ne faccio parte, anche io posso fare qualcosa.
Camminiamo allora insieme, senza paura e senza inutili battibecchi, lasciandoci guidare dal Vangelo e imparando a riconoscere il Signore che già opera tra noi.
Grazie per tutto ciò che siete e per ciò che, spesso senza rumore, donate alla nostra parrocchia ogni giorno.
Con affetto e gratitudine,
don Stefano



















Ferrara, 26 febbraio 2026

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