Archeologia cristiana
C’è un rischio sottile, quasi invisibile, che ogni tanto si insinua anche nel nostro modo di vivere la fede: trattare la Chiesa come fosse un reperto archeologico. Come se fosse un museo da visitare, una raccolta di cose belle ma ormai ferme, immobili, ferme al passato.
Ma forse dimentichiamo che noi siamo Chiesa, la comunità di chiamati e non siamo archeologia.
Siamo vita, siamo respiro, siamo storia che continua.
È vero, anche noi guardiamo al passato, abbiamo lo sguardo rivolto ai Santi, e meno male, perché sono loro che ci ricordano che il Vangelo si può vivere davvero. I Santi non sono statue da venerare a distanza, ma compagni di strada: hanno attraversato le nostre stesse fatiche, le nostre stesse notti, i nostri stessi dubbi, proprio lì, dentro quella umanità concreta, hanno lasciato una luce.
Quante volte quella luce la ritroviamo nei loro scritti pagine che non sono polvere, ma fuoco.
Pensiamo a Agostino d’Ippona, inquieto cercatore di verità, a Tommaso d’Aquino, capace di tenere insieme fede e ragione, a Bonaventura da Bagnoregio, che ha saputo parlare al cuore oltre che alla mente…ma sarebbe troppo facile fermarsi lì, come se la santità fosse da cercare solo nei secoli passati.
La verità è che lo Spirito continua a scrivere, anche oggi.
E allora i “santi” non sono solo quelli nei calendari, sono anche le voci del nostro tempo: pontefici che ci guidano, docenti che ci aiutano a pensare, uomini e donne che – magari con una penna, un microfono, una vita donata nel silenzio – riescono a leggere la realtà e a restituirla con una profondità che apre gli occhi.
La Chiesa vive proprio in questo intreccio: radici profonde e rami che continuano a crescere.
Se perdiamo le radici, diventiamo superficiali, perdiamo il nutrimento.
Se smettiamo di crescere, diventiamo museo, non portiamo più frutto.
Invece siamo chiamati a qualcosa di più vero: essere un albero vivo.
Un albero che affonda le sue radici nella terra della storia, nei secoli di fede, nelle parole dei Santi…,ma che ogni giorno mette gemme nuove, tende più i rami verso la luce, si lascia attraversare dal vento dello Spirito.
Forse è proprio questa la speranza più grande: che la Chiesa non smetta mai di tornare indietro per ritrovare il senso e nello stesso tempo non abbia paura di andare avanti, perché il Vangelo non è mai passato, è sempre presente, e, se lo lasciamo vivere, è anche futuro.


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