III Domenica di Pasqua

Ci sono giorni in cui la speranza si spegne piano, senza fare rumore. 
Non accade tutto insieme. 
Semplicemente ci si ritrova come i due discepoli di Èmmaus: in cammino, ma tristi; vivi, ma con il cuore svuotato. 
E quella loro frase è una frase che conosciamo bene anche noi: 
“Noi speravamo…” 
È la frase di chi ha creduto, di chi si è fidato, e poi ha conosciuto la delusione. 
Ed è molto bello che il Vangelo di oggi parta proprio da lì. 
Non da persone forti, ma da persone ferite. 
Non da uomini sicuri, ma da due discepoli che stanno tornando indietro. 
E Gesù che cosa fa? 
Non si impone. 
Non li rimprovera subito. 
Si mette accanto a loro. 
Cammina con loro. 
Entra nei loro discorsi, ascolta la loro amarezza, raccoglie la loro tristezza. 
E questa è già una prima buona notizia per noi: la speranza non nasce perché siamo forti noi.
La speranza rinasce perché il Signore ci si avvicina. 
Anche quando non ce ne accorgiamo. 
Anche quando non lo riconosciamo. 
Anche quando ci sembra lontano. 
Poi Gesù fa un’altra cosa: rilegge la loro storia alla luce delle Scritture. 
Ridà senso a ciò che sembrava solo fallimento. 
Ed è questo che spesso manca anche a noi: non una risposta pronta, ma uno sguardo nuovo. 
Perché quando tutto sembra senza senso, il cuore si spegne. 
Ma quando qualcosa ricomincia a illuminarsi, allora la speranza torna a respirare. 
Infatti i due discepoli diranno: 
“Non ardeva forse in noi il nostro cuore?” 
Ecco come ricomincia la speranza: come un fuoco piccolo, ma vero. 
Non come una certezza rumorosa, ma come un cuore che lentamente torna a scaldarsi. 
E poi Gesù si fa riconoscere nello spezzare il pane. 
In un gesto semplice. 
Familiare. 
Quotidiano. 
Come per dirci che il Signore si lascia incontrare dentro la vita, non fuori dalla vita; dentro ciò che è semplice, dentro ciò che sembra ordinario. 
E a quel punto succede il miracolo: i due ripartono. 
Gli stessi che stavano scappando, adesso tornano. 
Gli stessi che erano chiusi nel dolore, adesso diventano annunciatori. 
Questa è la speranza cristiana: 
non una magia che cancella tutto, 
ma una presenza che cambia il cammino. 
Da fuga a ritorno. 
Da tristezza a annuncio. 
Da cuore spento a cuore acceso. 
Anche Pietro, nella prima lettura, si alza in piedi e testimonia. 
Lui, che aveva avuto paura. 
Lui, che era crollato. 
Ora parla, perché ha incontrato il Risorto. 
Quando la speranza rinasce davvero, diventa testimonianza. 
Allora forse oggi la domanda non è: 
“Ho abbastanza speranza?” 
La domanda vera è: "sto lasciando che il Signore cammini con me proprio lì dove l’ho perduta?" 
Perché la speranza cristiana nasce così: 
da un Signore che si avvicina, 
da una Parola che riaccende il cuore, 
da un pane spezzato che apre gli occhi. 
E allora anche noi, oggi, possiamo uscire da questa Eucaristia con una certezza semplice: forse non è tutto risolto, forse non è tutto chiaro, 
ma il Signore cammina ancora con noi. 
E quando Lui cammina con noi, il cuore può tornare a bruciare.

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