Trattenere o lasciare?
Ci sono pagine del Vangelo e degli Atti che sembrano raccontare due mondi lontani… e invece parlano esattamente di noi.
Da una parte c’è Gamaliele, uomo saggio, che invita a non forzare la realtà: se è opera degli uomini, cadrà; se è di Dio, resisterà. È una parola disarmante. Perché noi, invece, abbiamo sempre fretta di giudicare, di controllare, di decidere chi ha ragione e chi ha torto. Gamaliele ci consegna una fede meno ansiosa e più fiduciosa: lascia spazio a Dio, perché Dio sa portare avanti ciò che nasce da Lui.
Dall’altra parte c’è Gesù sul monte, davanti a una folla affamata. E lì accade qualcosa di sorprendente: non parte da ciò che manca, ma da ciò che c’è. Cinque pani e due pesci. Poco, pochissimo… ma consegnato.
E allora il miracolo non è solo nella moltiplicazione, ma nello sguardo: Gesù vede possibilità dove noi vediamo insufficienza. Vede dono dove noi vediamo limite.
Forse il punto di incontro tra queste due pagine è proprio qui: fidarsi di Dio significa smettere di pensare che tutto dipenda da noi e, allo stesso tempo, avere il coraggio di mettere nelle sue mani quel poco che siamo.
Gli apostoli escono dal sinedrio flagellati… eppure pieni di gioia. Perché quando capisci che la tua vita è nelle mani di Dio, non sei più schiavo del risultato, del successo, del consenso. Sei libero.
E allora oggi la domanda è disarmante: cosa sto trattenendo? Qual è quel “poco” che non consegno perché mi sembra inutile?
Perché nelle mani di Dio, anche il poco diventa pane per molti.
E ciò che nasce da Lui, nessuno potrà fermarlo.


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