Veglia di Pasqua

“La luce entra nelle nostre notti”
Fratelli e sorelle,
la notte di Pasqua comincia nel buio. E non è un caso. Perché il buio lo conosciamo tutti.
Conosciamo il buio delle paure. Il buio delle ferite. Il buio dei peccati che ci pesano dentro.
Il buio delle delusioni, delle fatiche, delle domande senza risposta.
Il buio di certi giorni in cui perfino sperare sembra troppo difficile.
Eppure è proprio qui che comincia la Pasqua.
Non fuori dalla notte, ma dentro la notte. Non lontano dalle nostre fragilità, ma proprio lì.
Abbiamo acceso un piccolo fuoco.
Poi un cero. Poi la luce si è passata di mano in mano. È un gesto semplice, ma dice tutto: la luce di Cristo non cancella magicamente il buio, ma lo attraversa, lo vince, gli toglie l’ultima parola.
Il Preconio lo ha cantato con forza: “Questa è la notte”.
La notte della liberazione. La notte del passaggio. La notte in cui Dio apre una strada dove noi vediamo solo muri. E le letture di questa Veglia ci hanno raccontato proprio questo.
Dio che crea la luce quando tutto è ancora confuso.
Dio che apre il mare quando il popolo pensa di essere perduto.
Dio che, attraverso i profeti, continua a dire al suo popolo: non ti abbandono, torno a cercarti, posso ridarti un cuore nuovo.
Questa è la storia della salvezza: Dio non si stanca dell’uomo.
Dio non si arrende alle nostre notti.
Dio entra nelle nostre fragilità non per umiliarle, ma per salvarle.
E tutto questo arriva al suo compimento in Cristo.
Gesù non ha evitato il dolore.
Non ha evitato la croce.
Non ha evitato il sepolcro.
Li ha attraversati.
Ed è questa la buona notizia della Pasqua: il sepolcro c’è stato, ma non è rimasto chiuso.
La morte ha colpito, ma non ha vinto.
La pietra è stata messa, ma non ha potuto trattenere la vita.
Cristo risorge.
E con la sua risurrezione ci dice che il buio non è più padrone, che il peccato non è più una condanna definitiva, che la fragilità non è il luogo della vergogna, ma può diventare il luogo in cui Dio entra e accende luce.
Questo forse è uno dei doni più belli di questa notte: Cristo risorto non ci chiede di essere perfetti. Ci chiede di lasciarlo entrare. Non ci domanda una vita senza ferite.
Ci domanda un cuore aperto.
Non viene a rimproverarci perché siamo deboli.
Viene a dirci: io sono passato proprio lì, e lì posso farti rinascere.
Noi spesso pensiamo che Dio possa amare soltanto la parte migliore di noi.
La parte ordinata.
La parte devota.
La parte che funziona.
Ma la Pasqua ci dice il contrario.
Cristo entra anche nelle zone più buie della nostra vita.
Entra nelle colpe che ci fanno male.
Nelle relazioni ferite.
Nelle stanchezze profonde.
Nei lutti.
Nelle delusioni.
Nelle parti di noi che teniamo chiuse come un sepolcro.
E proprio in quel luogo porta la sua luce per renderci finalmente veri.
Perché la risurrezione non toglie la verità di noi stessi: la illumina.
Ci fa capire che noi non siamo definiti dai nostri errori,
non siamo la somma delle nostre cadute,
non siamo prigionieri delle nostre notti.
Siamo figli amati.
E la luce del Risorto viene proprio a cercare questo: la verità più profonda di noi,
quella che spesso dimentichiamo, quella che il peccato copre, quella che la paura deforma, ma che Dio non smette di vedere.
Per questo la Pasqua è la festa della speranza. Non di una speranza ingenua.
Non di una speranza facile. Ma di una speranza vera, forte, testarda. La speranza che nasce quando sai che anche dal sepolcro può uscire la vita. La speranza che nasce quando scopri che nessuna pietra è così pesante da impedire a Dio di entrare.

Fratelli e sorelle, stanotte il Signore non ci chiede di portargli la parte migliore di noi.
Ci chiede di portargli la parte più vera.
Le ferite.
Le fatiche.
Le paure.
Le lacrime.
Le fragilità che ci abitano.
Perché è lì che Lui vuole entrare.
È lì che Lui vuole dire la sua parola di vita.
È lì che Lui vuole farci rinascere.
Cristo è risorto.
E allora nessuna notte è più solo notte.
Nessuna ferita è più solo ferita.
Nessuna fragilità è più solo fragilità.
Perché da stanotte la luce ha un nome.
E il suo nome è Cristo.
Lui, il Vivente, entra ancora nelle nostre ombre e ci dice, con infinita dolcezza:
non sei perduto,
non sei finito,
non sei prigioniero del tuo buio.
Io sono risorto.
E anche per te la vita può ricominciare.
Amen.

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