Apri il nostro cuore

Le letture di oggi ci offrono spunti di riflessioni concrete sulla vita di fede. C’è un dettaglio bellissimo nella prima lettura: “Il Signore aprì il cuore di Lidia”.
Non apre prima la porta di casa. Apre il cuore. E quando il cuore si apre davvero, allora si aprono anche le mani, la vita, la casa, gli affetti. 
Paolo non trova una folla immensa, non trova un tempio pieno. Trova un piccolo gruppo di donne lungo un fiume. Eppure lì nasce una comunità cristiana. Perché il Vangelo comincia quasi sempre così: da incontri semplici, da persone disponibili, da cuori che si lasciano toccare. 
Lidia ascolta. E ascoltando si lascia cambiare. È questo il miracolo più grande: non i segni straordinari, ma un cuore che smette di essere chiuso. 
Nel Vangelo, invece, Gesù è molto realistico. Non promette una vita facile ai suoi discepoli. Dice che arriveranno incomprensioni, rifiuti, perfino persecuzioni. Ma aggiunge una cosa decisiva: “Lo Spirito della verità darà testimonianza di me”. 
Cioè: non sarete soli. 
La fede non è lo sforzo eroico di resistere da soli al mondo. È lasciare che lo Spirito parli dentro di noi, ci sostenga, ci ricordi che Cristo è vivo anche quando tutto sembra contrario. 
E forse oggi la domanda è semplice: il Signore trova in me un cuore aperto come quello di Lidia?
Oppure un cuore già pieno di rumori, paure, giudizi, difese? 
Perché Dio non forza mai la porta. Bussa. Ma quando trova uno spiraglio aperto, può entrare e trasformare una casa… in Chiesa, una persona… in testimone, una vita normale… in Vangelo vissuto.

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