Ascensione
C’è un dettaglio bellissimo nelle letture di oggi: Gesù se ne va… eppure non lascia soli.
Sale al cielo, ma non prende distanza. Anzi, da quel momento riempie tutto.
Gli apostoli hanno gli occhi alzati. Guardano il cielo come si guarda una porta che si chiude. Con quella nostalgia che conosciamo bene anche noi: quando finisce qualcosa di bello, quando una presenza amata non è più accanto come prima, quando vorremmo trattenere un momento e invece la vita ci obbliga a lasciarlo andare.
E allora arrivano quegli uomini in bianche vesti: “Perché state a guardare il cielo?”
Come a dire: non cercatelo lontano.
Non è scappato dal mondo.
Non ha abbandonato la terra.
Cristo non si è allontanato: si è diffuso.
L’Ascensione non è il giorno dell’assenza di Gesù. È il giorno della sua nuova presenza.
Prima era accanto ai suoi.
Ora è dentro la vita.
Dentro il pane spezzato.
Dentro le ferite della gente.
Dentro questa nostra comunità fragile e bella.
Dentro i giorni luminosi e dentro quelli stanchi.
“Essi però dubitarono”, dice il Vangelo.
Che meraviglia questa sincerità di Matteo.
Gli undici vedono Gesù risorto… eppure dubitano ancora.
E Gesù non li rimprovera. Perché il contrario della fede non è il dubbio. Il contrario della fede è chiudere il cuore.
Il dubbio, a volte, è una porta socchiusa. È una fede ferita che però continua a cercare. Ed è consolante pensare che Gesù affidi il Vangelo non ai perfetti, ma a uomini incompleti, tremanti, fragili. Come noi.
“Andate”, dice.
Il cristianesimo comincia sempre con un verbo di cammino. Non “fermatevi”. Non “difendete”. Non “costruite muri”. Ma: andate.
Portate il Vangelo nelle case, nelle strade, nei luoghi della fatica umana.
Portatelo con mani che sanno accarezzare, non ferire, con parole che sanno rialzare, con una fede che non pesa sulle spalle degli altri, ma apre finestre di cielo.
E poi quella promessa finale, una delle più belle di tutto il Vangelo: “Io sono con voi tutti i giorni”. Tutti i giorni.
Non soltanto quelli di precetto.
Non soltanto quando preghiamo bene.
Non soltanto quando siamo forti.
Tutti i giorni.
Nei giorni della gioia e in quelli in cui ci sentiamo vuoti.
Quando la comunità cammina unita e quando fatica.
Quando abbiamo fede e quando il cuore vacilla.
L’Ascensione allora è questo: Cristo sale al cielo per insegnarci che il cielo non è lontano. Che il cielo comincia ogni volta che un uomo ama.
Ogni volta che qualcuno perdona.
Ogni volta che una comunità sceglie di restare umana, aperta, accogliente.
E forse oggi il Signore ci chiede proprio questo: non stare immobili a guardare il cielo, ma diventare noi un piccolo pezzo di cielo per qualcuno.


Commenti
Posta un commento