Calzoni strappati

C’è una libertà che non arriva con i grandi discorsi, ma con gesti piccoli, quasi insignificativi. A volte comincia da un paio di calzoni strappati. 
Sono cresciuto in un mondo dove il decoro era una forma di linguaggio: vestiti in ordine, scarpe pulite, una certa compostezza che diceva chi eri ancora prima che aprissi bocca. Un’educazione bella, solida, che mi ha dato tanto, ma, col tempo, mi accorgo che può diventare anche una gabbia sottile. Perché quando tutto deve essere “a posto”, rischia di non esserlo più il cuore. 
Succede che un giorno – magari a cinquant’anni, non a venti – entri in un negozio e scegli proprio quei calzoni che, una volta, ti avrebbero fatto storcere il naso: strappati e imperfetti. Persino più costosi di quelli “giusti”. E mentre li indossi, non stai solo cambiando stile: stai facendo pace con una parte di te che per anni è rimasta in silenzio. Non è questione di moda è questione di libertà. 
La libertà di scegliere senza dover sempre spiegare. La libertà di non essere compresi da tutti. 
La libertà di scoprire che la propria identità non è una definizione da difendere, ma un cammino da abitare. 
Oggi si usa molto la parola “identità”, a volte in modo confuso. Ma identità è anche questo: avere il coraggio di fare scelte che non rientrano negli schemi, che non cercano l’approvazione, ma la verità di se stesso. 
Penso a quei ragazzi che lasciano lavori sicuri per tornare alla terra, per vivere una vita più essenziale. Non è nostalgia: è ricerca, desiderio di trovare felicità ed equilibrio in un mondo dove tutto sembra essere sempre più confuso. 
In questo tempo di riflessione, mi sto accorgendo di quanto sia importante tornare a me: non all’immagine che altri hanno costruito su di me, non ai ruoli, ai protocolli, alle aspettative. Ma a quella verità più semplice e più nuda che, forse, ho custodito troppo. 
Ho sempre detto che Stefano lo conoscono in pochi. Forse perché, in fondo, anch’io mi sono mostrato poco. Oggi sento il desiderio di fare un passo in più: non per esibirmi, ma per essere vero, più umano, più libero. 
E scopro che questa libertà non è anarchia, non è disordine, è cura. Cura di sé, prima ancora che degli altri: trovare un equilibrio nuovo, giorno dopo giorno, senza paura di ricominciare. 
Perché il Signore non abita solo nei momenti perfetti, abita anche nei nostri strappi. In quelle scelte che sembrano fuori posto. Negli errori che ci smascherano e, proprio per questo, ci aprono. 
È lì che il Signore ci rialza, ci rimette in piedi, ci insegna a vivere davvero. 
Alla fine, quei calzoni strappati non sono altro che un piccolo segno: che la vita non deve essere impeccabile per essere bella ma deve essere vera.

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