VI DOMENICA - NON VI LASCIO SOLI
NON VI LASCIO SOLI
C’è una frase, oggi, che sembra piccola… ma dentro porta il respiro del cielo:«Non vi lascerò orfani».
Forse è una delle paure più profonde dell’uomo: sentirsi solo. soli dentro una casa piena, soli anche in mezzo alla gente, soli persino nella fede, quando Dio sembra tacere.
Gesù, poco prima della sua Pasqua, guarda i suoi amici impauriti e dice: non resterete soli. Non sarete abbandonati alla vita come barche senza vento. Io vi darò il Paràclito. Lo Spirito.
Lo Spirito Santo non è un’idea religiosa.
Non è un premio per i buoni.
È il respiro stesso di Dio dentro la nostra fragilità.
Negli Atti degli Apostoli accade una cosa bellissima: Filippo arriva in Samaria, una terra considerata lontana, quasi sbagliata. Eppure proprio lì il Vangelo accende vita. Gli storpi camminano, i cuori si rialzano, gli spiriti impuri se ne vanno. E il testo non dice: “vi fu grande devozione”. Dice una cosa molto più concreta:
«Vi fu grande gioia in quella città».
Perché dove arriva davvero Dio, rifiorisce la gioia.
Non la gioia rumorosa e superficiale.
Ma quella che ti rimette in piedi dentro.
E poi Pietro e Giovanni impongono le mani: lo Spirito scende.
È bellissimo questo gesto delle mani.
Dio passa attraverso mani umane. Mani fragili. Mani stanche. Mani che però benedicono.
Forse anche noi abbiamo bisogno di qualcuno che ci imponga le mani sul cuore.
Non per risolverci i problemi.
Ma per ricordarci che siamo abitati da una Presenza.
E allora capiamo anche le parole di Pietro nella seconda lettura:
«Siate pronti a rendere ragione della speranza che è in voi».
Non dice: spiegate tutto.
Dice: raccontate la speranza.
Perché il cristiano non è uno che ha tutte le risposte.
È uno che, pur attraversando ferite e notti, continua ad accendere una luce.
E attenzione: Pietro aggiunge una cosa decisiva.
La speranza va raccontata «con dolcezza e rispetto».
Quanto ne avrebbe bisogno il nostro mondo.
Meno cristiani aggressivi.
Più cristiani luminosi.
Meno persone che impongono Dio.
Più persone che lo lasciano trasparire.
Gesù oggi ci lascia un’immagine meravigliosa:
«Io sono in voi».
Dio non è fuori, distante, da rincorrere.
È dentro la vita.
Dentro le lacrime.
Dentro le domande.
Dentro persino le nostre fatiche ad amare.
E forse la fede, alla fine, è proprio questo:
scoprire che non siamo orfani sulla terra.
Che c’è uno Spirito che continua a respirare in noi, anche quando noi abbiamo perso il fiato.


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