Corpus Domini: il Dio che si fa pane per noi

«Pange, lingua, gloriosi Corporis mysterium…».

Canta, o mia lingua, il mistero del Corpo glorioso del Signore.

E davvero il Corpus Domini è il giorno dello stupore. 

Perché Dio avrebbe potuto salvarci in tanti modi: con una parola, con un gesto di potenza, con un segno nel cielo. 

E invece ha scelto la strada più disarmante e più umile: rimanere.

Rimanere nel pane.

Rimanere nel vino.

Rimanere nelle nostre chiese.

Rimanere accanto alle nostre fragilità.

Gesù non si è limitato ad amarci fino alla croce. 

Ha voluto trovare il modo di restare con noi anche dopo la risurrezione.

L’Eucaristia è il segno di un Dio che non si stanca dell’uomo.

Noi tante volte ci allontaniamo, dimentichiamo, tradiamo, perdiamo la strada. 

Lui invece continua ad aspettarci.

Nel silenzio di un tabernacolo

Nella semplicità di un’ostia consacrata.

Nella povertà di un pezzo di pane.

«Verbum caro, panem verum verbo carnem efficit.»

Il Verbo fatto carne trasforma il pane nella sua Carne. Ciò che gli occhi vedono è poco. Ciò che il cuore credente riconosce è tutto. Davanti all’Eucaristia non siamo davanti a un simbolo, a un ricordo, a una bella tradizione. 

Siamo davanti a Gesù. 

Lo stesso Gesù nato da Maria. Lo stesso Gesù che ha guarito i malati. Lo stesso Gesù che ha pianto per l’amico LazzaroLo stesso Gesù che è morto sulla croce. Lo stesso Gesù che è risorto. Lo stesso Gesù che oggi salva. 

E questa è la grande certezza del Corpus Domini: non siamo soli. La nostra fede non si appoggia a un’idea, ma a una presenza.

Quando la vita diventa pesante.

Quando il dolore sembra avere l’ultima parola.

Quando ci sentiamo smarriti.

Quando la fede vacilla.

Lui è qui.

Silenzioso.

Fedele.

Presente.

«Praestet fides supplementum sensuum defectui.»

La fede supplisca all’insufficienza dei sensi. Perché gli occhi vedono pane. Ma la fede vede il Salvatore. Gli occhi vedono una piccola ostia.

Ma la fede riconosce il Signore della storia.

Gli occhi vedono fragilità.

Ma la fede contempla la potenza dell’amore di Dio.

Nel Corpus Domini la Chiesa esce per le strade portando l’Eucaristia in processione.

Non perché Gesù abbia bisogno di essere mostrato.

Ma perché il mondo ha bisogno di sapere che non è abbandonato.

Dio continua a camminare in mezzo al suo popolo.

Passa nelle nostre piazze.

Attraversa le nostre case.

Benedice le nostre famiglie.

Accarezza le nostre ferite.

Illumina le nostre paure.

E ci ricorda che la speranza ha un volto.

Quel volto si chiama Gesù Cristo.

Per questo oggi non celebriamo semplicemente un sacramento.

Celebriamo una Presenza.

Celebriamo un Amore che si lascia mangiare per diventare vita della nostra vita.

Celebriamo un Dio che non si è limitato a salvarci una volta per tutte, ma che continua ogni giorno a nutrirci con se stesso.

E allora, davanti a questo mistero, possiamo soltanto inginocchiarci e ripetere con gratitudine:

«Tantum ergo Sacramentum veneremur cernui».

Davanti a un così grande Sacramento, adoriamo.

Perché qui c’è il Signore.

Qui c’è il Salvatore.

Qui c’è Colui che ci ama fino alla fine. Qui c’è Gesù.

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