XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Cari amici, questa mattina abbiamo tutti un po’ gli occhi impastati dal sonno.
Qualcuno si è alzato volentieri, qualcuno meno. Qualcuno sta già pensando alle ore di viaggio che ci aspettano.
Eppure la Parola di Dio di oggi sembra scritta apposta per noi che stiamo per partire.
Nella prima lettura Dio dice al suo popolo: «Vi ho portati su ali di aquila». È una frase bellissima. Dio non dice: «Ve la siete cavata da soli».
Dice: «Vi ho portati io». Come un’aquila che sostiene i suoi piccoli nel volo.
E allora la prima cosa che dobbiamo ricordarci è questa: noi non stiamo andando in Calabria da soli. Non siamo semplicemente un gruppo di ragazzi, educatori e un prete che prende un pullmino e attraversa l’Italia.
Siamo una comunità che si mette in cammino con il Signore.
Quando Dio accompagna un viaggio, quel viaggio non è mai una vacanza qualsiasi. Anche il Vangelo parla di un viaggio.
Gesù guarda la folla e prova compassione. Non guarda le persone dall’alto in basso. Le guarda con il cuore. Le vede stanche, ferite, disorientate. E allora dice una frase che dovrebbe scuoterci: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai».
Sapete qual è il problema del nostro tempo?
Che tutti vedono ciò che non va, ma pochi sono disposti a sporcarsi le mani per cambiarlo.
È facile lamentarsi.
È facile criticare.
È facile dire che la politica fa schifo, che i giovani non hanno valori, che la società va male.
Molto più difficile è diventare parte della soluzione.
Per questo andiamo al Campo della Legalità.
Non per imparare delle regole. Le regole le conosciamo già.
Andiamo per incontrare persone che hanno scelto di stare dalla parte del bene anche quando costava fatica.
Persone che ci ricorderanno che la legalità non nasce nei tribunali ma nelle coscienze.
Nasce quando uno decide di essere onesto anche se nessuno lo vede. Nasce quando uno dice la verità anche se gli conviene mentire. Nasce quando uno difende chi è più debole invece di approfittarsene.
In fondo Falcone, Borsellino, Livatino, don Pino Puglisi non erano supereroi.
Erano persone che avevano capito una cosa semplice: il bene non cresce da solo. Ha bisogno di uomini e donne che abbiano il coraggio di coltivarlo.
E questo vale anche per la fede.
Gesù non dice ai Dodici: «State qui e aspettate».
Li manda, li manda sulle strade, li manda tra la gente, li manda a portare speranza.
Oggi, in un certo senso, manda anche noi.
E allora vorrei chiedere una cosa a voi che restate qui. Pregate per noi, pregate per questi ragazzi, pregate perché questa settimana non sia soltanto una bella esperienza, ma un incontro che lasci un segno.
Pregate perché imparino che essere cristiani significa essere uomini e donne liberi.
Liberi dalla paura.
Liberi dall’indifferenza.
Liberi dall’egoismo.
E voi ragazzi permettetemi una richiesta: non partite pensando a quello che riceverete, partite chiedendovi cosa potrete diventare. Perché il mondo non ha bisogno di persone che parlano continuamente di legalità.
Ha bisogno di persone giuste, di persone vere.
Ha bisogno di cristiani che, come dice il Vangelo, gratuitamente hanno ricevuto e gratuitamente danno.
Allora affidiamo questa settimana al Signore.
Chiediamogli una grazia semplice ma enorme: che al ritorno non possiamo dire soltanto «ci siamo divertiti».
Ma possiamo dire: «Abbiamo incontrato persone che ci hanno insegnato a vivere meglio. Abbiamo incontrato il Vangelo nella vita concreta. E siamo tornati a casa un po’ più uomini, un po’ più cristiani e un po’ più capaci di costruire il bene». Amen.


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