XV Domenica del Tempo Ordinario
Cari fratelli e sorelle,
il Vangelo di oggi parla di un seminatore, ma in realtà parla di Dio. Un Dio che non si stanca mai di seminare. Non sceglie solo i terreni migliori: getta il seme ovunque, perché spera sempre.
Forse, arrivati a una certa età, qualcuno potrebbe pensare: “Ormai quello che dovevo fare l’ho fatto”. E invece il Signore ci dice il contrario. Finché c’è vita, c’è un seme che può ancora germogliare.
Isaia ci ha ricordato che la pioggia non cade inutilmente. Così è la Parola di Dio: magari noi non vediamo subito i suoi frutti, ma lei lavora nel silenzio. Quante volte una preghiera detta tanti anni fa, un gesto di carità, un figlio accompagnato alla Messa, un nipote benedetto con il segno della croce… sembravano cose piccole. E invece oggi stanno ancora portando frutto.
Gli anziani conoscono bene il valore dell’attesa. Un contadino non raccoglie il giorno dopo aver seminato. Aspetta, con pazienza. Anche Dio ha questa pazienza con noi.
Forse il terreno della nostra vita ha conosciuto sassi: le malattie, i lutti, le delusioni. Forse anche qualche rovo: preoccupazioni, incomprensioni, fatiche. Ma il Signore non guarda ciò che è stato. Guarda quello che può ancora nascere.
La terra buona non è quella perfetta. È quella che si lascia amare.
E allora oggi chiediamo una grazia semplice: che il nostro cuore rimanga morbido come una terra dopo la pioggia, capace ancora di accogliere la Parola e di trasmettere speranza a chi ci vive accanto.
Perché spesso il raccolto più bello della vita non è quello che vediamo noi, ma quello che Dio farà crescere attraverso ciò che abbiamo seminato con amore.
C’è una frase del Vangelo che mi colpisce sempre: “Il seminatore uscì a seminare.”
Non uscì a giudicare. Non uscì a fare la classifica dei migliori.
Uscì semplicemente a seminare.
È così che ama Dio.
Pensate a un papà o a una mamma. Nessun genitore smette di credere in un figlio perché ha sbagliato una volta. Magari soffre, aspetta, ricomincia. Dio fa lo stesso con noi.
Il seminatore getta il seme dappertutto. Anche dove sembra impossibile che nasca qualcosa.
E sapete una cosa? Oggi i terreni difficili non sono tanto quelli del Vangelo. Oggi il terreno più duro è un cuore pieno di rumore.
Viviamo sempre con qualcosa acceso: telefoni, notifiche, musica, messaggi. Siamo continuamente collegati, ma rischiamo di essere poco in ascolto.
La Parola di Dio, invece, cresce nel silenzio, come un seme.
Nessuno sente il rumore di un seme che germoglia. Eppure spacca la terra e diventa una pianta.
Così fa anche l’amore, un abbraccio dato al momento giusto…Un “scusa” detto con sincerità, una preghiera fatta insieme in famiglia.
Un bambino che vede i genitori fare il segno della croce.
Sono semi. Piccolissimi.
Ma Dio sa trasformare i semi in alberi.
E allora oggi non chiediamoci quanto siamo perfetti. Chiediamoci piuttosto: quale seme voglio lasciare oggi nella mia famiglia?
Una parola buona?
Un po’ di tempo donato?
Un gesto di perdono?
Un sorriso che rompe un silenzio?
Perché le famiglie più belle non sono quelle senza problemi. Sono quelle che continuano a seminare amore anche quando il raccolto non si vede ancora.
E ricordiamoci una cosa: Dio non ci chiede di fare miracoli.
Ci chiede soltanto di essere un piccolo pezzo di terra disponibile.
Al resto penserà Lui.
Perché quando Dio trova un cuore aperto, riesce sempre a far fiorire qualcosa che sembrava impossibile. Amen.
il Vangelo di oggi parla di un seminatore, ma in realtà parla di Dio. Un Dio che non si stanca mai di seminare. Non sceglie solo i terreni migliori: getta il seme ovunque, perché spera sempre.
Forse, arrivati a una certa età, qualcuno potrebbe pensare: “Ormai quello che dovevo fare l’ho fatto”. E invece il Signore ci dice il contrario. Finché c’è vita, c’è un seme che può ancora germogliare.
Isaia ci ha ricordato che la pioggia non cade inutilmente. Così è la Parola di Dio: magari noi non vediamo subito i suoi frutti, ma lei lavora nel silenzio. Quante volte una preghiera detta tanti anni fa, un gesto di carità, un figlio accompagnato alla Messa, un nipote benedetto con il segno della croce… sembravano cose piccole. E invece oggi stanno ancora portando frutto.
Gli anziani conoscono bene il valore dell’attesa. Un contadino non raccoglie il giorno dopo aver seminato. Aspetta, con pazienza. Anche Dio ha questa pazienza con noi.
Forse il terreno della nostra vita ha conosciuto sassi: le malattie, i lutti, le delusioni. Forse anche qualche rovo: preoccupazioni, incomprensioni, fatiche. Ma il Signore non guarda ciò che è stato. Guarda quello che può ancora nascere.
La terra buona non è quella perfetta. È quella che si lascia amare.
E allora oggi chiediamo una grazia semplice: che il nostro cuore rimanga morbido come una terra dopo la pioggia, capace ancora di accogliere la Parola e di trasmettere speranza a chi ci vive accanto.
Perché spesso il raccolto più bello della vita non è quello che vediamo noi, ma quello che Dio farà crescere attraverso ciò che abbiamo seminato con amore.
C’è una frase del Vangelo che mi colpisce sempre: “Il seminatore uscì a seminare.”
Non uscì a giudicare. Non uscì a fare la classifica dei migliori.
Uscì semplicemente a seminare.
È così che ama Dio.
Pensate a un papà o a una mamma. Nessun genitore smette di credere in un figlio perché ha sbagliato una volta. Magari soffre, aspetta, ricomincia. Dio fa lo stesso con noi.
Il seminatore getta il seme dappertutto. Anche dove sembra impossibile che nasca qualcosa.
E sapete una cosa? Oggi i terreni difficili non sono tanto quelli del Vangelo. Oggi il terreno più duro è un cuore pieno di rumore.
Viviamo sempre con qualcosa acceso: telefoni, notifiche, musica, messaggi. Siamo continuamente collegati, ma rischiamo di essere poco in ascolto.
La Parola di Dio, invece, cresce nel silenzio, come un seme.
Nessuno sente il rumore di un seme che germoglia. Eppure spacca la terra e diventa una pianta.
Così fa anche l’amore, un abbraccio dato al momento giusto…Un “scusa” detto con sincerità, una preghiera fatta insieme in famiglia.
Un bambino che vede i genitori fare il segno della croce.
Sono semi. Piccolissimi.
Ma Dio sa trasformare i semi in alberi.
E allora oggi non chiediamoci quanto siamo perfetti. Chiediamoci piuttosto: quale seme voglio lasciare oggi nella mia famiglia?
Una parola buona?
Un po’ di tempo donato?
Un gesto di perdono?
Un sorriso che rompe un silenzio?
Perché le famiglie più belle non sono quelle senza problemi. Sono quelle che continuano a seminare amore anche quando il raccolto non si vede ancora.
E ricordiamoci una cosa: Dio non ci chiede di fare miracoli.
Ci chiede soltanto di essere un piccolo pezzo di terra disponibile.
Al resto penserà Lui.
Perché quando Dio trova un cuore aperto, riesce sempre a far fiorire qualcosa che sembrava impossibile. Amen.

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